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  Richiamo (3)  
 
 

RELAZIONE CONCLUSIVA RICHIAMO ANNO 2000

 

Vipiteno, 12/10/2000 Tenente Filippo Pavan Bernacchi, nato a Vicenza il 31/05/1966, residente a Este (PD), coniugato. Servizio di prima nomina svolto nel 1991 presso il Battaglione Alpini Edolo in qualità di comandante della 50a compagnia in S.V. (valutazione finale: eccellente). Primo richiamo svolto nell'agosto del 1998 presso la 107a compagnia del battaglione alpini Morbegno di Vipiteno in qualità di vicecomandante (Operazione Forza Paris in Sardegna). Secondo richiamo svolto nel giugno del 1999 presso la 45a compagnia del Morbegno in qualità di vicecomandante di compagnia e comandante di plotone (Operazione Pitagora in Calabria). Brevetto civile di paracadutismo, sub Divemaster PADI, tiratore agonistico di pistola. Professione: dirigente d'azienda.


PREMESSA

Questo è l'ultimo dei 3 richiami del 1° ciclo per il passaggio di grado da tenente a capitano. Quest'anno ho avuto il piacere, sempre con la 45a compagnia del Morbegno di fare un mese di attività in Puglia, precisamente nell'area addestrativa di Torre Veneri, a pochi chilometri da Lecce (Gruppo Tattico in riserva dell'Operazione Santa Barbara). Sono conscio del fatto che queste mie considerazione verranno considerate di basso profilo e accantonate. Pazienza. Nel mio ruolo di richiamato, mi vedo investito di una duplice missione: a) imparare ed aggiornarmi b) essere un "perito esterno" dell'Esercito Italiano. Il mio stipendio lo considero come il pagamento di una parcella di consulenza. Come "parte non in causa", di fatto, posso cogliere delle cose che sfuggono agli effettivi, inoltre il mio ruolo mi consente di esprimermi senza timori. Mi spiace solo perché probabilmente neanche quest'anno vincerò l'ambitissimo premio simpatia del Reggimento.

 

PERIODO INIZIALE

Una volta arrivati a Lecce abbiamo incontrato un po' di problemi. Le camerate per i volontari erano un po' precarie, i materassi vecchi, gli armadietti pochi e non c'era posto per stendere la biancheria lavata ad asciugare. Bisogna però tenere conto che Torre Veneri, sede di un battaglione logistico è, più che una caserma, un poligono militare. Ad ogni buon conto grazie al nostro ufficiale medico (del 6° alpini), e al comandante del battaglione logistico, ten. Col. Rizzo, oltre al tenente Giuseppe Quarta, comandante della 45a compagnia, molte cose sono migliorate. In particolare sono stati sostituiti tutti i materassi con dei permaflex in ottimo stato. Nota negativa: nonostante i quadri del Gruppo Tattico Morbegno fossero esigui, inizialmente ho assistito a diversi attriti ingiustificati determinati da fatti che potevano essere superati con un minimo di impegno e con un po' di buon senso. Invece, a volte, si è preferito far montare la cosa per dimostrare che il collega era inefficiente. Un'altra cosa che non mi è piaciuta è che alcuni alterchi sono stati fatti a portata di orecchie e di occhi di militari di altri reparti (o alla presenza dei volontari), episodi che mi hanno notevolmente infastidito. Ad ogni buon conto, dopo i necessari chiarimenti, grazie anche alle indicazioni puntuali del tenente Quarta, si è cominciato a lavorare tutti per lo stesso obiettivo.

 

VOLONTARI A FERMA ANNUALE

Sono esattamente come i soldati di leva, solo che vengono pagati di più. Poiché vengono retribuiti in modo corretto, però, ho notato un maggior impegno e una maggiore motivazione. Purtroppo devo dire che c'è una grossa differenza tra i volontari del nord, dell'Alto Adige e del sud. L'altoatesino è un soldato perfetto, una vera macchina da guerra. Una volta impostata si è sicuri che farà esattamente quanto ordinato. Unico neo la propensione alcolica (birra), che si manifesta una volta terminato l'orario addestrativo. I ragazzi del nord vanno mediamente bene. Per i ragazzi del sud ho notato che ce ne sono di due categorie: il bianco e il nero. Un tipo è preciso, volenteroso e molto affidabile. L'altro marca visita, tira a campa' e fabbrica a razzo una marea di scuse, bugie e quant'altro. Le malattie di questi signori emergono in prossimità di marce, esercitazioni o quando il tempo peggiora. Questi signori, che sono pochi, andrebbero buttati fuori a piè pari dai cancelli della caserma. Non vorrei essere additato per un razzista (semmai è vero il contrario). E' un discorso generale che ammette un'infinità di eccezioni. Quanto da me esposto è facilmente riscontrabile facendo un'indagine presso gli ufficiali medici (fatta con le dovute cautele, per non orientare le risposte).

 

TRATTAMENTO RISERVATO AI VOLONTARI

Come sempre da un eccesso all'altro. Dieci anni fa l'alpino si poteva trattare, sempre con rispetto, in modo a volte brusco, al fine di scuoterlo, spronarlo. Adesso bisogna usare i guanti bianchi. Non dimentichiamoci che sono sempre dei militari e che oltre ai loro costituzionali e sacrosanti diritti hanno anche una miriade di doveri sui quali non si deve transigere. In particolare, per mantenere la disciplina, non si devono avere remore nel non concedere licenze e PFS (permessi di fine settimana), poiché la consegna, nei giorni feriali, non sembra sortire effetti di sorta. Inoltre bisogna usare maggior impegno nel verificare se gli eventi che portano a giustificazione per le varie richieste (morti, esami, gravi incidenti di parenti), si sono verificati realmente. Pare che alcuni volontari siano particolarmente sfortunati e che i parenti di questi signori muoiano come mosche. Inoltre, sempre in tema di licenze e permessi, bisognerebbe fare un distinguo tra chi merita e chi no (anche per gli ufficiali e i sottufficiali).

 

ADDESTRAMENTO

La 45a compagnia fucilieri ha svolto un addestramento di ottima qualità. I programmi sono stati rispettati, gli alpini hanno sparato molto e hanno imparato a muoversi decentemente sul campo di battaglia. Inoltre sono stati fatti dei passi in avanti nell'addestramento formale e nella cura della persona e dell'uniforme. Unica nota negativa: gli alpini del comando e i conduttori che sembravano esentati da ogni regola militare; dal saluto, al non muoversi sull'attenti o, ancora, alla cura e alla manutenzione delle uniformi. Purtroppo questo è un vizio che si riscontra stranamente in tutte le CCS. Mi pare si dica "si è sempre fatto così". Io proporrei di trattare questi signori alla stregua dei loro colleghi fucilieri, mortaisti e controcarri.

 

MATERIALI

Le mimetiche italiane non vanno proprio. Hanno solo il colore di quelle americane, fine. In particolare nell'attività operativa si lacerano come se fossero di carta velina. Il tessuto nel sedere si consuma e sulle tasche posteriore si aprono dei buchi incredibili. Inoltre non è pensabile che ci sia un solo spessore per tutto l'anno e per tutte le latitudini. La mimetica è la stessa a Lecce e a Vipiteno, in agosto come in dicembre. L'impermeabile policromo non tiene l'acqua e si incolla, come una seconda pelle, al malcapitato di turno. I cosiddetti "vibram" (pedule da montagna) sono discreti, anche se non capisco perché la suola che li ha resi famosi (la suola vibram), non venga più utilizzata (cosa che fanno le ditte civili più rinomate). Gli stivaletti da lancio possono essere utilizzati solo nei servizi di caserma. E' impensabile utilizzarli in attività esterna, figuriamoci per i lanci. Queste calzature, inoltre, non offrono nessuna tenuta termica, cosa molto fastidiosa per i reparti alpini. Gli zaini si sfaldano, gli spallacci si rompono con una frequenza impressionante, inoltre perdono una colla all'interno che rende appiccicoso tutto il contenuto. Le buffetterie sono ingombranti, scomode, non tengono l'acqua e, sbalzando, spesso accade di perdere il contenuto. Le stesse sono agganciate in maniera assolutamente poco pratica e scomoda. Rispetto a dieci anni fa, quindi, sono migliorate le armi (SC e Beretta 92) e ci sono molti più automezzi a disposizione, ma sono peggiorate uniformi e calzature. E' negativo, inoltre, che gli alpini non abbiano a disposizione una buona giacca a vento (distribuita veramente tutti). E' sintomatico che tra ufficiali, sottufficiali e volontari in servizio permanente chi può si compera il materiale straniero (soprattutto americano): gore-tex, buffetterie, stivaletti, berretti policromi; chi non può deve soffrire (e non poco) con questo materiale di scarsa qualità. Non credo sia un problema legato solo ai costi. Invece di inventare l'acqua calda perché non acquistiamo il materiale già testato e adottato da eserciti più all'avanguardia? Così facendo eviteremmo sicuramente molti errori.

 

AMALGAMA

In molte forze armate i comandanti, a tutti i livelli, "crescono" i dipendenti dall'inizio alla fine. In questo modo si sa esattamente cosa farà Tizio in quella determinata circostanza e cosa farà Caio. Da noi no. Per le varie attività si racimola personale a destra e a manca, incasinando il tutto. Prelevare i caporali della 45a per fare da inquadratori al 10° scaglione ne è un esempio (la compagnia rimasta a Lecce ne soffrirà sicuramente). Ma si può parlare anche delle varie scuole tiri e di altre attività. Questa è una moda che dovrebbe assolutamente cambiare. I reparti dovrebbero muoversi a blocchi per svolgere i propri compiti. Sono conscio del fatto che se tiro la coperta per coprirmi la faccia mi scopro i piedi, ad ogni modo ritengo che la soluzione consista nel pianificare con cura le attività a medio e a lungo, al fine di ottimizzare le forze a disposizione.

 

UFFICIALI E SOTTUFFICIALI

Scarsissime le motivazioni a tutti i livelli. Ho sentito da più parti la voglia di lasciare la divisa per tornare alla vita civile. Questa tendenza è determinata da tante cose, soprattutto per gli effetti collaterali dati dalla continua trasformazione dell'esercito (Nuovo Modello di Difesa). Qui gli ufficiali superiori (e prima i politici agli ufficiali superiori), dovrebbero fare opera di sensibilizzazione presso i dipendenti per spiegargli esattamente in che direzione si sta andando e come evolverà il tutto. Il rischio reale è che chi ha un'alternativa (i più validi), se ne vadano, cosa che farebbe una male enorme al mondo grigio-verde. Poi c'è lo scontro generazionale tra chi è ancorato al vecchio e non ha più nulla da dare e i nuovi acquisti. Questa promiscuità sta creando dei seri danni (i giovani dopo un po' si adeguano). Io proporrei di mandare in prepensionamento un bel po' di ufficiali e sottufficiali allergici al Nuovo Modello di Difesa. Bisogna poi prendere il coraggio a due mani ed eliminare le persone che non meritano e che non si impegnano (e che spesso remano contro). Invece si lascia correre, per la serie : "poverino ha famiglia". Auspico inoltre un maggior equilibrio nella distribuzione dei quadri tra nord e sud. Al nord si è sotto organico, al sud la forza arriva a percentuali incredibili.

 

STRAORDINARI

Il sistema dei recuperi è semplicemente scandaloso. Basti pensare che l'ufficiale di picchetto (o sottufficiale di ispezione) che monta sabato e domenica recupera poi 4 giorni (praticamente una settimana)! Da una parte non si hanno i soldi per pagare gli straordinari, e quindi si invita il personale a recuperare, dall'altra si emana una normativa che permette di accumulare migliaia di ore di straordinario. E' illogico e dannosissimo. Così facendo i quadri, già sotto organico, vengono decimati.

 

SINDROME DEL DIPENDENTE STATALE

Fare il militare è come fare il medico. E' una professione che è anche una missione. Cosa succederebbe se un chirurgo ragionasse in termini: "Sono le quattro e trenta, continuo domani"? E' per questo che bisogna fare le cose finché non si è terminato il proprio compito, indipendentemente dal fatto che durante la settimana si corre il rischio di "regalare" qualche ora allo Stato. Consiglio quindi ad alcuni quadri di non lavorare con il cronometro olimpico in mano.

 

STIPENDI

Qualcuno deve mettersi a tavolino e rifare tutto. Ci sono ufficiali e sottufficiali che hanno responsabilità enormi, e materiali in carico, e non sono adeguatamente retribuiti. Inoltre non c'è nessuna differenza tra chi è bravo e s'impegna e chi no. Le stesse risorse che sono a disposizione adesso per le retribuzioni dovrebbero essere destinate in modo diverso. Chi merita, è aggiornato, è professionale, non crea problemi ma li risolve, deve prendere di più, chi no di meno. Non entro nel dettaglio di questo spinoso argomento se non per dire che è un vero e proprio tallone d'Achille del Nuovo Modello di Difesa.

 

CONCLUSIONI

Ho trovato un Esercito Italiano in grave difficoltà: incertezza sul futuro, materiale scadente, quadri demotivati. Non voglio però dire che vada tutto male, anzi. Le cose si fanno e, tendenzialmente, si fanno bene (e gli alpini sono molto più avanti degli altri). Siamo però lontani da un esercito di professionisti (ora è un esercito di persone che lo fa per professione, una bella differenza). Trovo il corpo degli alpini un po' meglio dell'anno scorso, sembrerebbe che la nuova figura del VFA (volontario a ferma annuale) abbia portato nuova linfa vitale. Forse si tornerà, se prenderà piede, di nuovo ad una forma di reclutamento regionale. Bisogna vedere come i ragazzi del nord prenderanno la fine della leva obbligatoria. Una bella scommessa. Concludo dicendo che non si deve mai mollare la presa sulla forma fisica (in particolare marce e ginnastica, attualmente ridotte all'osso), sulla pulizia personale, sull'addestramento, sull'uniforme indossata, sul concetto di uniformità, sulla pulizia delle calzature indossate, sull'ordine delle camerate, sul comportamento all'interno delle strutture militari anche una volta ultimato l'orario addestrativo. Grazie 5° alpini, spero solo che quando, tra sette anni, farò il richiamo da capitano, tu esista ancora.

Ten. Filippo Pavan Bernacchi

 

Il tenente Pavan in addestramento con il suo plotone. 1° Plotone della 45a compagnia del Battaglione Alpini Morbegno di Vipiteno.

 

La canna del cannone dell'ARIETE vista dall'interno.

 

Torre Veneri (LECCE). Il tenente Pavan su un carro di ultima generazione ARIETE.

 

Torre Veneri (LECCE), Ottobre 2000. Il tenente Pavan fa scuola guida con un Leopard.

 

Sistema d'arma c/c TOW (montato su AR/76 FIAT).

 

La nuova arma di reparto, la MINIMI, calibro 5,56 Nato. Può essere alimentata dal classico "nastro", o con serbatoi amovibili da 30 colpi.

 

Fuciliere degli alpini anno 2000. Fucile Beretta SC 70/90 munito di rafforzatore di rinculo per l'assato a salve.