Home A rapporto      
.it
  Richiamo (4)  
 
 

Relazione di un richiamo

Ten. Massimo Mazzola (128° AUC - Serv. 1° nomina BTG. "Tolmezzo", Venzone UD)

 

INTRODUZIONE

Nel corpo degli Alpini, agli Ufficiali richiamati che terminano il loro periodo di aggiornamento, viene richiesta una relazione per commentare la propria esperienza evidenziando gli aspetti negativi o positivi riscontrati. Considerando la posizione spesso "ingombrante" di queste figure (spesso più sopportate che integrate) le loro relazioni vengono tuttavia lette più attentamente di quanto si pensi. In particolare le opinioni espresse rappresentano un importante termine di confronto tra il mondo militare di un passato prossimo e quello attuale. Sono quindi analisi in grado di percepire tendenze importanti non percepibili appieno dai militari in Servizio Permanente, in quanto provenienti da "sensori" percettivi alle graduali variazioni che si sono verificate in questi anni. Inoltre, alla pari di consulenti esterni, i pareri e opinioni  da loro espressi acquistano particolare valore in quanto espressi da "ex-militari" integrati nel mondo civile (quindi espresse con cognizione di causa) e, soprattutto, da una posizione privilegiata, in quanto non condizionati dal contesto militare oppure dal "peso" delle Note Caratteristiche.

Pur con  tutte le obiettive limitazioni del caso, queste relazioni possono però offrire ad attenti lettori esterni delle importanti indicazioni sullo stato attuale delle Forze Armate. Ho pensato quindi di pubblicare questa mia relazione[1] relativa al terzo e ultimo richiamo senza ambizioni particolari se non quella di trasmettervi le riflessioni sviluppate in seguito all'esperienza trascorsa nella 44° Cp Alpini del 5° Reg. stanziato a Vipiteno (BZ), Brigata Tridentina.

Premessa

Questa mia terza e ultima relazione, come le precedenti, vuole essere un apporto critico e propositivo allo stato mutevole delle Truppe Alpine e più in generale all'Esercito da parte di un Ufficiale richiamato dopo 11 anni dal servizio di prima nomina. Cercherò quindi di eseguire un'analisi di sintesi (per forza di cose non esaustiva) dell'esperienza maturata in questi tre periodi di richiamo consecutivi, esprimere un parere di merito nei vari aspetti riscontrati  e stabilire, ove possibile, se esiste una tendenza positiva o negativa nell'evoluzione in atto nel 5° Reg. Alpini e, più in generale, nelle Truppe Alpine.

Quadri ufficiali e sottufficiali

Ufficiali: Il quadro ufficiali a cui sono stato affiancato quest'anno, contrariamente all'anno scorso, si è sempre dimostrato all'altezza della situazione e in più di una occasione ho avuto modo di trovare gli stimoli e le motivazioni per i quali mi ero arruolato come Ufficiale degli Alpini molti anni fa. Ho particolarmente apprezzato sia la nuova organizzazione della compagnia in addestramento, articolata in nuclei, in modo da rendere più definite e quindi più efficienti le sfere di competenze all'interno dell'unità (nucleo S1 = Trasmissioni, S2 = Addestramento, ecc..) e sia il ripristino di molte tradizioni tipicamente degli Alpini che già al mio primo servizio erano tramontate ("urlo" di compagnia, i canti alpini, la Preghiera dell'Alpino, ecc..). Unica nota contrastante è data dal Comando di Reggimento di cui ho percepito in più di un'occasione una sensibile mancanza di incisività e sicurezza. Per finire mi sento di dover nominare alcuni Ufficiali da cui in questi tre anni ho tratto spunto o insegnamento e che, secondo la mia visione, rispecchiano in tutto o in parte il mio ideale di militare: il C.te Ten. Massimo Daves e il Ten. Stefano Di Piazza.

Sottufficiali: Il quadro sottufficiali rappresenta ancora uno degli aspetti negativi della forza, con tutte le eccezioni del caso. Ho riscontrato sottufficiali che spiccano per il complesso di qualità, professionalità e di attitudine al servizio, altri invece, purtroppo i più, che sembrano aver perso ogni dedizione al dovere. Sotto questo aspetto la tendenza è sicuramente negativa e visto le esperienze passate e gli attuali indirizzi futuri del Nuovo Modello di Difesa sono fortemente convinto che questa situazione sia così diffusa e così fortemente radicata nelle FF.AA. da rendere lontana qualsiasi soluzione a breve scadenza. E' convinzione di chi scrive che il servizio militare, come altre professioni "speciali", sia fondamentalmente legato alla vocazione e non sia intrapreso quindi solo per meri motivi di stipendio, tanto più se si parla di quadri. Esiste infatti una sottile ma sostanziale differenza tra chi esercita la propria attività da professionisti da chi la fa solo per professione.

Ufficiali richiamati: la mia mansione da Tenente nella 44° Compagnia in tutti e tre richiami consecutivi è stata di C.te di Plotone e per questo non penso sia mai stata realmente intesa per quello che doveva essere, ovvero un affiancamento al C.te di Compagnia per acquisire i criteri, le modalità e le procedure per il comando di una unità di pari livello o maggiore.

Per quanto riguarda il mio ruolo e, più in generale, il ruolo degli  ufficiali richiamati, sono fortemente convinto che la nostra funzione così come il nostro periodo di richiamo siano superati dagli eventi e per questo ormai inefficaci, retaggio obsoleto di un vecchio modello di Esercito da cui si sta cercando emergere. E' inoltre mia convinzione che se il nuovo Modello di Difesa preveda l'ausilio di forze in congedo, queste  dovrebbero essere adeguatamente preparate e addestrate in modo da assolvere nel modo migliore il compito per cui vengano richiamate. Penso in particolare a corsi di formazione teorici e pratici, alternati da addestramento reale di frequenza almeno trimestrale similmente al modello Svizzero o Americano.

Analisi delle forze

La 44° Cp in cui ero stato affiancato quest'anno era integralmente costituita da volontari a ferma annuale (VFA) nei quali ho potuto scorgere motivazioni e attaccamento al servizio pari o maggiori degli Alpini che ho avuto il privilegio di comandare durante il Servizio di prima nomina. Devo per correttezza ed obiettività fare una distinzione tra i volontari provenienti dal centro-nord e i volontari del sud; in più di un'occasione infatti  questi ultimi, pur con le eccezioni del caso,  hanno espresso una scarsa attitudine al servizio dimostrata nella fattispecie durante le attività addestrative di movimento in montagna; in quei casi infatti la mattina stessa dell'addestramento molti di questi volontari hanno chiesto visita medica eludendo in questo modo l'attività.

Complessivamente però sia l'addestramento e sia lo spirito di corpo sono sensibilmente migliorati dal primo richiamo effettuato. Un consiglio che mi sento di dare ai quadri ufficiali in questo senso è di forzare maggiormente nella fase addestrativa pretendendo molto di più dai propri alpini con la consapevolezza del ruolo di volontari e della rinnovata motivazione dimostrata in molteplici occasioni. Contrariamente a questo infatti, ho "percepito" a volte un calo di motivazione proprio tra gli Ufficiali di Compagnia che dovrebbero essere gli ideatori e i promotori di qualsiasi attività. Esiste quasi un senso di fatalismo e rassegnazione sul proprio ruolo, come di chi abbia accettato il diffuso luogo comune "tanto non saremo mai un esercito di professionisti". Le cause possono essere molteplici e concomitanti e sotto molti aspetti condivisibili ma, di fatto, questo calo di motivazione dei quadri è forse l'aspetto più preoccupante che ho registrato in questi periodi di aggiornamento.

Un forte limite, già riscontrato nei richiami precedenti, per quanto riguarda l'efficacia e la prontezza operativa delle unità alpine, è dato a  mio avviso dalla pesante ed ossessiva  ricerca  della sicurezza assoluta ovunque e in ogni costo. "Tutto deve andare bene in ogni caso" questo è sempre stato leit motiv di ogni esercitazione. Ma questo ha significato molte volte di sacrificare l'obiettivo fondamentale dell'attività addestrativa (ovvero l'addestramento nelle più svariate condizioni operative) all'attività addestrativa fine a se stessa .con tutte le conseguenze immaginabili che questo comporta. Lo dimostra il fatto che molte esercitazioni (specie nei due richiami precedenti) sono e sono state preparate ad arte a tavolino, togliendo qualsiasi elemento di realtà. A mio avviso l'addestramento di un soldato  deve prevedere situazioni impreviste, difficili, che comportano un certo grado di aleatorietà, comunque accettabile. In questi tre anni ho appurato più volte che di fronte a qualsiasi rischio si preferisce un addestramento fittizio ma sicuro. So che queste parole verranno sicuramente fraintese ma, soprattutto nei moduli addestrativi al combattimento, come Ufficiale mi sono spesso chiesto "siamo sicuri di addestrarci realmente o stiamo piuttosto eseguendo un addestramento "formale" in tempo di pace in cui non sono tollerate nessun tipo di incidenti e quindi pesantemente condizionato da mille compromessi, non ultimo la carriera di noi stessi Ufficiali? E' mia profonda convinzione che, se veramente si vuole addestrare degli uomini alle svariate condizioni operative in cui verranno impiegati (per future missioni di mantenimento della pace o anche per semplice aiuto umanitario), bisogna allontanare al più presto dalle FF.AA. l'adozione di un addestramento di basso profilo, più sicuro da qualsiasi attacco politico-civile, rispetto ad un addestramento professionale sicuramente più redditizio in termini di efficacia, ma molto più vulnerabile alle critiche prima accennate. Il più delle volte mi sembra non venga presa con sufficiente importanza il fatto che gli scenari per cui verrà proiettata un'unità militare prevedono o possono evolvere condizioni di combattimento reali, con morti, feriti, ecc... Nella mia esperienza di C.te di Plotone ho sempre inteso l'addestramento come la preparazione delle unità alle peggiori condizioni operative potenzialmente verificabili attraverso la simulazione delle stesse. Solo superate positivamente queste prove si potrebbe pensare di avere dei soldati addestrati. Il dualismo tra teoria e pratica è, e sarà sempre, indissolubile. Agire così di coerenza sarebbe un primo passo per diventare veramente un vero esercito di professionisti.

Un'altra forte limitazione all'operatività della compagnia è a mio parere data dall'organico insufficiente, quello presente sempre in mobilità e quindi non conosciuto in modo ottimale.  Indipendentemente dalla situazione contingente di forte rinnovamento, questo determina, soprattutto al livello di compagnia, una forte diminuzione dell'efficienza e quindi del grado di prontezza operativa. In condizioni reali, a mio avviso, la deficienza di addestramento sommata con la mancata affidabilità dell'organico graverebbero in modo esiziale sulla sopravvivenza operativa dell'unità.

Anche se ormai noto a tutti, assimilato e acquisito, non concepisco ancora in nessun modo razionale l'attuale organigramma del Reggimento "mono-battaglione", una singolarità italiana forse pensata più a creare organico agli Ufficiali che altro.

Ho valutato invece in modo assai positivo il rapporto settimanale con cui il C.do di Reggimento si confronta sulle attività di caserma e operativa con i Quadri Ufficiali e Sottufficiali. In modo altrettanto positivo ho potuto constatare un ottimale rapporto di critiche e approvazioni dai quadri superiori verso gli inferiori, abbandonando quella inveterata abitudine di nessun commento oppure solo biasimo al termine di qualsiasi attività addestrativa.

Conclusioni

Rispetto al mio periodo di Servizio, se da un lato vi è stato un notevole miglioramento qualitativo e quantitativo dei mezzi e delle armi (flessibile e affidabile il VM 90, buonissima l'arma di reparto FN Minimi cal. 5.56 e la pistola di dotazione Beretta F 92, buono il fucile d'assalto SC 70/90), dall'altro lato restano invece molto negative l'impressione per quanto riguarda l'equipaggiamento di vestiario, (SCBT in primis e quasi tutto l'equipaggiamento invernale). Restano anche negative le impressioni per quanto riguarda sia le trasmissioni (si trasmette ancora con e obsolete e pesantissime RV2-RV3!)  e sia la preparazione tecnico-fisica delle truppe. I moduli di addestramento, aggiornati e giustissimi per quanto mi riguarda nella teoria, dovrebbero essere supportati da una maggiore intensità e severità di esecuzione. Se l'obiettivo è l'addestramento al combattimento e più in generale alla guerra (perché è questo che serve principalmente un esercito!), allora a mio parere vi sono ancora troppi compromessi e ipocrisie che limitano il raggiungimento dello scopo, l'unico vero e proprio.

Esiste inoltre un limite di impiego obiettivo per le attività che una unità deve sostenere, sia per quanto riguarda i quadri e sia la truppa. In altre parole ho ravvisato una successione di impieghi e di scadenze, spesso sovrapposte, da mettermi in dubbio se l'iter formativo per i volontari sia realmente effettuato. Nello stesso senso è mia convinzione che i moduli addestrativi dovrebbero effettuati in tempi ben più lunghi di quelli attuali per essere realmente assimilati e divenire quindi efficaci.

Altro aspetto importante che vorrei porre in evidenza consiste nella separazione delle carriere operative e di comando da quelle puramente amministrative  (la cui comunanza è sempre stata per me inconcepibile) adeguando in modo proporzionale il livello economico in base alle responsabilità e ai rischi dell'incarico.

Per finire, non ho tutti gli elementi per esprimere un parere oggettivo sullo stato delle Truppe Alpine che ho ritrovato dopo 11 anni dal servizio di prima nomina ma, così come in passato, quello che spesso mi ritrovo a pensare è che siamo ancora molto lontani da un esercito di veri professionisti e troppo vicino ad un esercito basato su un triste compromesso politico. Anche le attuali tendenze in atto (meridionalizzazione dell'esercito, super-garantismo del personale, ecc.) non mi fanno pensare a niente di buono e oggi quindi, come 11 anni fa, se avessi la possibilità di scegliere, sicuramente non prenderei la strada della rafferma.

Non sono in grado di dire se avrò il privilegio di un altro richiamo; sinceramente spero di avere contribuito almeno in parte alla mia funzione ma soprattutto, in una tale futura occasione, spero che le Truppe Alpine riavranno riacquistato lo stato di truppe d'élite originali, conservandone forza, valori e professionalità, nelle quali la figura di un Ufficiale richiamato risulterà incompatibile. Solo in quel caso avrò un rimpianto.

In ogni caso.grazie e Buona Fortuna 5° Alpini.

     Ten. Massimo Mazzola

 



[1] Per motivi di comprensibilità e leggibilità sono state apportate delle modifiche al testo originale comunque non sostanziali.

 

Foto dell'autore durante la missione "Forza Paris" del 1° Richiamo (Sardegna, agosto 1998)