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| Sten. Aristide Fedon | ||
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Per me tutto ok. e/mail per conferma orario e luogo. Iniziative tutte positive. Mi affido alle Max Vi voglio bene ARI FEDON | ||
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Vogliamo rubare le parole ad un tecnico delle parole, Noi 124, Corso Vecchio come siamo (stati) anche solo per mostrare quei 5 secondi di cultura che tra un Pollein ed un Monte Emilius in un giorno e l'Emilius piu' duro di tutti che e' stata poi la Vita quotidiana, ci ha permeati nostro malgrado, allora: "Cerchiamo d'entrare nella morte ad occhi aperti". Teniamoli bene aperti e immaginiamo di entrare tutti, Noi 124, in un posto ben diverso da quello della citazione di prima; un posto bello e allegro, in uno di quei cinema della Parrocchia come c'erano prima delle multisale. Ambiente come ci ricordiamo, proiezione non in bianco e nero (non cadiamo nel romantico) ma del tipo il Terzo Reich a colori. Colori un po' sfumati, sbiaditini perche' tra un po' si fanno le nozze d'argento tra noi e la Smalp. La produzione e' in "Ratione nostra vis" e il regista e' Zampa (cercate sul dizionario del cinema: e' proprio il nome di un regista). Personaggi e interpreti: Tutti. E siccome siamo un Corso Magnanimo, tutti Noi piu' quelli che vogliamo, che ci hanno accompagnato in quei 5 mesi che sono stati una piccola vita. La trama piano piano si dipana. Tutti in borghese nel cortile, con le borse ai piedi, tosatura vestizione: correre correre correre; sveglia alle 5,50 per la reazione fisica che gia' solo a dirlo, si capisce che si fa molta piu' fatica che a fare ginnastica, docce fredde, alza/ammaina bandiera, cubi cubici, contrappelli in piedi e piedi che sbattono e sismografi ne registrano le vibrazioni. Vibram. Vista dall'alto la Cesare Battisti di Aosta doveva sembrare un esperimento di fisica, molecole che girano e rimbalzano, si ingrumano e poi ripartono impazzite: ed eravamo Noi. Poi i Pollein, i Buthier, gli Emilius e i Charvensod a lucidarci gli scarponi; e li' dovevamo capirla subito la Naja, e cioe' un paio di scarponi marroni che devono diventare neri e lucidi. Perche' non ce li hanno dato subito neri ? Chiese una volta uno della camerata 13 ? Non aveva capito che stava facendo la Naja non il militare. E poi Sast, pattuglie, Pian del Diau, Numero Unico, Pila, La Thuile, Monte Torrette, Touraz, Clou Neuf , Q. 801, Cagsm ecc. ecc. . E tutti noi li', attori, nel film a faticare. Aneddoti (pensiamo ognuno ai nostri e ne abbiamo dei chili). Si staglia nel cortile un Allievo Medio Mona e chiede ad un altro Allievo Mezzo Mona: " Te come ti chiami ? " " Imerio" " Che nome del cazzo ! " " E tu ?" " Aristide ". E' lui adesso, di questo Nostro film il personaggio. Aristide, Trasmettitore, TX, in realta' piu' fuciliere prestato alle radio, forse solo per portarle le RV su e giu' per le montagne, e per mettersi in contatto con il mondo, lui arbitro internazionale di hockey su pista, o forse per sentire se c'e' per davvero, un altro mondo, un aldila' che si contrappone a quest'aldiqua' noioso. Appartiene di nome e di fatto, alla Camerata 10 detta la Modesta, ove si distingue per un approccio Gandhiano, ovvero non fa' proprio niente, anzi gnente (che e' molto meno di niente). Il tutto testimoniato dal Nostro magnifico Numero Unico, gran bella parte di sceneggiatura per questo film. La pellicola gira piu' veloce ed eccoci, siamo 124 ufficiali del 124° AUC. Corso sgarruppato, ma di cuore generoso, riuscito senza rendersene conto, in imprese mitiche. Ci destinano, scagazzandoci per tutto l'arco alpino e arrivando fino all'Aquila. Giuriamo con le sciabole in giro per le caserme e sembriamo pupi siciliani, con movimenti metallici, centriamo lampadari, vicini di Giuramento, basette di colonelli (sempre una n sola); puniti, paghiamo milioni di vecchie e care lirette in bottiglie. Alpini, marce, muli, sci, campi, reparti, Polveriere. Scena in flashback e qui sembra un po' Tarantino. Episodio dal titolo: Aristide Fedon va' in Polveriera. Forse Bassano del Grappa e Aristide sembra il Tenente Drogo alla Fortezza Bastiani. Turni di guardia, chiavi che si aprono e chiudono, caricatori prima caricati e poi scaricati, abitudini. Una nota di colore, nel secondo recinto della Polveriera, passa un capriolo. Gli Alpini di guardia lo dicono agli altri, la voce gira. E le guardie, lo sappiamo bene noi, passati dal Merdaio, sono noiose, non si fa' niente. Frase del regista Zampa: Allievi, dovete sempre fare qualcosa, perche' se fate niente pensate e se pensate fate cazzate. Aristide Fedon quella mattina all'alba e' nella branda che dorme, fuori c'e' nebbia. Lo sveglia il colpo e sembra tornato alla Smalp, quella notte, la notte di Mozzakid, un incubo ? La Smalp non l'avevo finita ? Invece no. L'Alpino che in francese si chiama Chasseur (che vuol dire cacciatore) des Alpes, ha fatto il chasseur e ha sparato. Un colpo di garand ed il capriolo e' morto. Aristide e' subito li' a vedere, capisce che se si scopre chi e' stato, il povero Alpino-Chasseur, finira' a Padova, al Tribunale Militare. E' un attimo: si prende la colpa. Pero', dall'Alpino graziato, fa' scuoiare e preparare l'animale con la polenta, scoprendo cosi' che e' pure gravido. E' la Storia Pulp del Capriolo. Aristide Fedon, finira' la sua Naja senza piu' uscire dalla Polveriera, punito per essersi presa la colpa altrui. Confessera', al " che nome del cazzo", sotto tortura alcolica di entrambi, su ricetta del Sindaco di Trento, che con la polenta il capriolo/a era buonissimo. Unici dispiaceri, e' che fosse incinta e non sapere di chi. Aristide Fedon, sacrificatosi per un subalterno. Menzione d'Onore. Motivazione: Capriolo espiatorio. Nel Nostro Film siamo finalmente le Max, anche Lui che lo era gia' ad Aosta (non il primo, ma il secondo giorno) e' ancora in quel carcere che si chiama Polveriera. Ci congediamo e abbiamo la faccia felice, pensiamo di aver lasciato la fatica e non intuiamo che era qualcosa di diverso e ci ha lasciato Lei Noi, scambiandoci ed imbrogliandoci. Lui, Aristide Fedon, si sposa, figlia, divorzia. Suo fratello che lavora in banca gli fa' una carta di credito e mentre e' in giro per il mondo ad arbitrare si diverte a fare uno scoperto di conto, cosi' per vedere se e' vero che il denaro e' collegato alla plastica. Ce lo dice a Trento nel 2002, quando il miracolo di Marzio (che Aristide bacia con gusto sul testone, ed abbiamo le prove) ci fa' ritrovare in un'ottantina, in una gita di un giorno che celebra la maturita' ma ancora la freschezza del 124, un vero Giorno. Questa č la conferma di Ari(stide) Fedon per il raduno del 2002, che vogliamo copiare, nella sua disarmante stringatezza.
Per me tutto ok. (1)
1) C'era gia' tutto, anche l'incidente in moto (per velocitą ? non poteva essere in macchina, la mail di Aristide sembra una piega veloce su una parabolica). Grande Aristide, sgommato al cielo, cerca di volerci ancora bene da lą e non rompere troppo i coglioni a Carlo, che e' un vero bravo eterno ragazzo. La vita sullo schermo va' avanti dura ed in fretta. Nel mezzo giusto dell'estate del 2005, giovedi' 30 giugno, alle 19 e 30 de la tarde, Aristide prende la moto e qui sembra il finale di un altro film, un'altra storia di un ufficiale, Lawrence d'Arabia. Viaggia come un siluro, piega, scala, accelera: sa proprio quel che fa. Un attimo, un camion, potrebbe evitarlo, ma magari sarebbe pericoloso per qualcun altro e quindi non lo fa. Non chiude gli occhi (.Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti.). Sappiamo dal Gazzettino di Pordenone del 1 luglio, che un'altra costola e' stata staccata dal costato umano del 124, e sappiamo le feste che Aristide Fedon avra' fatto a Carlo Antonini, bravo eterno ragazzo, comportandosi come al solito da Max, lui nuovo del posto. Qui il film finisce. The End. I titoli di coda, l'avvertimento, che sebbene i fatti riferiti siano reali, sono stati riletti ed integrati con la fantasia. Stiamo per alzarci, neanche tanto tristi, orgogliosi di essere Noi e Lui, proprio uno di Noi. Un occhio ancora allo schermo ed appare un sottotitolo, con una voce da Max che risuona dentro un megafono:
Vi voglio bene ARI FEDON
Ciao ARI
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