RAPPORTO DI PATTUGLIA
FALCO
1 DEL GIORNO 28/06/86 (D)
GRUPPO
COMANDO
V.
C.te AUC Andrea Bertola
Navigatore
AUC Domenico Sarzi Sartori
Radiofonosta
AUC Alberto Vecchi
GRUPPO
ASSALTO
Assaltatore
Serg. Walter Zani
"
AUC Mauro Tormen
"
AUC Andrea Cavallaro
"
AUC Vittorio Damia
"
AUC Angelo natolini
"
Serg. Davide Beltramo
GRUPPO
APPOGGIO
MG.
AUC Filippo Bacci
1°
Serv. AUC Marco Bee
2°
Serv. AUC Filippo Nicolino
GRUPPO
SICUREZZA
MG
AUC Nicola Brugnara
1°
Serv. AUC Umberto Pedrazzoli
2°
Serv. AUC Alessandro Manauzzi
Forza
effettiva 19; forza presente 19.
COMPITO
PATTUGLIA: è previsto un bivacco dalle ore 6.00 alle ore
23.00 a quota 1755 (TLR 4061); durante lintera durata
del bivacco devono essere emanate pattuglie esploranti
al fine di esplorare le seguenti zone:
il
tornante presso quota 1790 (LR 4010 6340);
la
zona di quota 1772 (LR 4161) loc. Parcet.
Effettuare
un colpo di mano (ore 23.00-24.00) su OBJ nemico eventualmente
individuato.
Accertare
la percorribilità dellitinerario da q. 1755 al ponte
a q. 1640 (LR 4162).
-
Inizio comando alle ore 06.00 del giorno 28/06; passo
consegne ore 05.00 del 29/06.
-
Itinerario seguito per effettuare il colpo di mano: partiamo
dal bivacco alle ore 20.30 seguendo il sentiero che sale
(direzione est) verso Alpi Nuove (q. 2083) e quindi proseguiamo
direzione N-N sino alle malghe di Argillein (q.2101) e
quindi a q. 2038 dove incrociamo la strada sterrata che
dal Ruthor porta alle malghe di loc. Les Suches.
Percorriamo
la strada per circa 200 m. direz. N-NE sino ad incrociare
i cavi della funivia sovrastante; scendiamo lungo la direzione
dei cavi circa 300 m., qui pieghiamo a dx inoltrandoci
nel bosco sottostante per raggiungere lOBJ lì segnalato
da pg esplorante; rientriamo al bivacco per lo stesso
itinerario senza essere entrati in contatto con il nemico.
Durante la giornata una pg esplorante ha compiuto lo stesso
itinerario entrando in contatto con il nemico una prima
volta in zona TL 3964 6300 e successivamente in TL 3986
6318; in entrambi i casi si trattava di forze ridotte
a 1 o 2 unità in movimento tattico; tali avvistamenti
avevano indotto a ritenere assai probabile la presenza
di un bivacco nemico in prossimità dei punti citati e
quindi il colpo di mano è stato su questi diretto.
-
La pg esplorante ha agito costantemente in terreno di
media montagna perlopiù inagibile a truppe meccanizzate
e mezzi corrazzati.
-
La carta in dotazione è risultata precisa se non per larretratezza
degli aggiornamenti. Non è stata riscontrata, nonostante
laccurata esplorazione, lesistenza del ponte
a q. 1640.
AUC
Marco Montanari

p.s.
Rileggendo questo rapporto dopo 12 anni mi rendo conto
che esso celava alcuni non trascurabili particolari che
la verità storica mi impone oggi di riportare.
Innanzitutto
appare scritto in forma una forma tecnico-asettica che
potrebbe indurre a pensare i nostri 19 eroi stessero facendo
una specie di simpatica scampagnata. NO!!! Eravamo stanchi,
bagnati e incazzati come belve; il nostro vero OBJ non
era il fantomatico nemico (rappresentato da una altra
banda di gente stanca, bagnata e incazzata con la quale
il giorno seguente avemmo, per la gioia del Capitano Braga,
un violento scontro a fuoco), ma il rientro nel più breve
tempo possibile in caserma e facciamola finita!
Ciò
premesso occorre rivelare quanto segue.
Poco
prima di arrivare al bivacco chi scrive, ovvero il comandante
di pattuglia, si accorse di avere simpaticamente dimenticato
gli ordini di pattuglia in un ameno luogo a circa due
ore di marcia dove ci si era fermati a riposare. A quel
punto non rimaneva altro da fare, per evitare la "fucilazione"
di fronte a tutto il battaglione, che ritornare sui
propri passi a recuperare il prezioso fardello. Così,
passato il comando al vice, tornai sui miei passi zaino
ed armamento al seguito. Primo colpo di genio: perché
portarsi dietro una dozzina di chili di zaino e un inutile
fucile (!!!) quando nascondendoli dietro a quel simpatico
cespuglio avrei potuto risparmiare tempo e fatica? Detto
fatto il prode comandante di Falco 1 si diresse agile
e sollevato verso il luogo dove, circa unora dopo,
si ricongiunse con lamata documentazione. Secondo
colpo di genio: poiché una parte del percorso coincideva
con una comoda strada sterrata, perché non farsi dare
un passaggio da quel bel fuoristrada che sta miracolosamente
sopraggiungendo (ovviamente dopo essersi accertati che
non si trattasse di una AR con tanto di Azzurri o Arancioni
a bordo)? La fortuna mi fece quindi risparmiare un bel
po' di strada a piedi e, una volta recuperati zaino
e fucile, eccomi di nuovo sulla strada del bivacco.
A questo punto ricordo con grande piacere il gesto di
solidarietà del nostro amato tribaffo Giorgio Rossi,
che mi venne incontro sulla strada del ritorno per alleviare
la mia fatica imprevista portandomi qualche genere di
conforto (se non ricordo male yogurt e cioccolata) ed
offrendosi di portare per quellultimo tratto il
mio zaino. Grazie Giorgio!
Durante
il bivacco successero due cose non riportate nel rapporto.
La prima è che il comandante, cioè il sottoscritto,
cucinò, udite udite, una zuppa di aragosta (sì proprio
una zuppa di aragosta -di quelle liofilizzate si capisce!-)
per la gioia sua e dei fedeli commilitoni. La seconda,
assai meno gioiosa, consistette nel "colpo di mano"
che subimmo ad opera di ignoti (poi rivelatisi un drappello
di Sten) mentre nel bivacco regnava il riposo del guerriero
stanco. Sicuramente ebbi già loccasione di ringraziare
personalmente la "sicurezza" (se non vado
errato rappresentata dagli inaffidabilissimi Brugnara
e Nicolino); nel caso non lavessi fatto lo faccio
ora: GRAZIE, prodi sentinelle di Falco 1 per avere consentito,
senza causargli alcun disturbo, ai nostri amati Sten
di introdursi nel cuore del bivacco dormiente. Ricordo
molto bene che fui svegliato dal rumore degli spari
e subito allungai la mano fuori dal sacco per imbracciare
il fido FAL. Orrore: la mia mano tastava solo erba!!
Insieme al mio era sparito il fucile di Alberto Vecchi
(e forse anche qualcun altro), i nostri Vibram (che
non ci saremmo dovuti togliere durante il sonno) e lantenna
della RV3. Insomma eravamo in un mare di guai. Fortunatamente
gli Sten (Brusa e Fiando?) ebbero pietà della nostra
miserrima condizione e dopo averci lasciato per un po'
meditare sulle nostre future disgrazie (che ancora oggi
non oso immaginare), ci riconsegnarono il maltolto senza
farne parola con Lui (indovinate un po' chi?).
Il
colpo di mano. Ricordo ancora benissimo i momenti dellavvicinamento
al presunto OBJ; il bosco assolutamente muto e buio,
il freddo, la tensione, il nostro avanzare silenzioso.
Sino a che, qualcuno, evidentemente più teso degli atri,
ebbe la bella pensata di "scarrellare" lotturatore
della propria arma e qualcun altro, evidentemente certo
di essersi finalmente imbattuto nel nemico, di aprire
il fuoco sugli innocenti alberi del bosco. Seguirono
attimi confusi, di spari e corse; mi resi conto che
a sparare eravamo solo noi e quindi diedi ordine di
proseguire. Ma quellordine, haimé, cadde nellassoluto
silenzio del bosco poiché tutti erano già ripiegati
verso il luogo convenuto per il riordino dopo il colpo
di mano. Mi sentii una cacca, solo, in mezzo al bosco,
abbandonato dai miei compagni di pattuglia che avevano
appena ingaggiato un conflitto a fuoco con i fantasmi
del nemico; iniziò a nevicare. Ritrovai i compagni nella
malga stabilita e dopo una serie di "io credevo"
"mi era sembrato di vederli" "non sono
stato io!" etc. riprendemmo la strada per il nostro
ultimo compito.
Il
ponte a quota 1640, ovvero il presunto ponte. Già prima
di arrivare nella zona avevo dovuto affrontare le ire
via radio di Colui che vigilava sulle operazioni e che
ci attendeva nel luogo dove avremmo dovuto intercettare
gli arancioni; i presagi non erano buoni. E infatti
il ponte non si trovava, anzi, non cera proprio!
Quello che invece cera era un gran freddo e tanta
stanchezza. Passai le consegne (forse a Bacci) e quindi
mi accovacciai con il telo tenda sopra la testa, accesi
laccendino con lillusione che mi avrebbe
scaldato un po'.
Rileggendo
il "rapporto di pattuglia" che sopra ho riportato
integralmente e fedelmente, mi accorgo che è un capolavoro
di diplomazia e mi appare come un velo pietoso steso sopra
una storia fredda e bellissima di tanti anni fa.
Sassuolo,
28 settembre 1998
NON
TIMEO ADVERSA Ten. Marco Montanari

|