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Dal Numero Unico del 147°
LIDENTI-TIC.
Miti e manie dello specializzato tipo.
IL
FUCILIERE.
Assaltatore, infaticabile, insostituibile
padrone delle nude rocce e dei perenni ghiacciai, fonda
il suo lavoro in continui sbalzi, alla ricerca di un appiglio
tattico che consenta la difesa dallosservazione
degli ufficiali e permetta così la possibilità di una
"dolce siesta".
Glorificato come "Re della Battaglia",
ridicolizzato come "Ducetto della Notte", sopporta
sforzi fisici di qualunque durata, mentre non sa reggere
ad uno sforzo mentale oltre i due minuti. Sicuramente
è il più soggetto alle piste, soprattutto quelle ardentemente
volute dalla perversione del suo capo plotone.
LESPLORATORE.
Scia, arrampica, corre, si inerpica,
si issa, quando si muove i suoi moschettoni provocano
un assordante rumore di ferraglia: chi è? Un guerriero
medioevale? Da Dea Kalì? No, è lesploratore, lallievo
factotum-multiruolo.
Esemplare raro e prezioso al tempo stesso,
viene aspramente conteso dagli ufficiali superiori per
eseguire tutti i lavori più massacranti: sbalzi in alta
quota, preparazione allarrampicata, scorta ai Generali
e non ultimo Giuramento dei figli. Ma loro sono contenti
così. Tanto, se in settimana la pista è stata poca, larrampicata
domenicale non gliela toglie nessuno.
LALPINO DARRESTO.
Ormai non basta più neanche il WWF per
salvarlo dallestinzione, è più raro della foca monaca.
Nessuno sa cosa faccia veramente, neanche
lui: scavare trincee, costruire fortini, battere sentieri...
o ritapezzare lufficio del Maggiore?
IL FUCILIERE BAR.
Età 23-28 anni, laurea o quasi, fa quando
deve fare, se può non fare non fa. Banfa di essere lintellettuale
della Compagnia, in realtà fin dal primo giorno applica
tre sopraffine arti: la frequentazione dei locali (da
cui il nome), la buona cucina, e soprattutto la difficile
arte dellimboscamento. Tanto ai BAR troverà presto
il modo di far fare tutto ai caporali.
IL TRASMETTITORE.
"Interrogativo su come mi sentite,
passo!"
"Forte e chiaro, passo!"
"Interrogativo su quando mi vedete,
passo!"
"Mai, fine!".
In effetti, tra ricetrasmittenti, radio
e TV il suo divertimento è quello di far imbestialire
ufficiali ed allievi, fornendo alle uscite materiali non
funzionanti. Abile venditore di fumo, riesce sempre ad
imboscarsi nella tenda TX quando gli altri sbalzano, e
a far apparire faticoso e difficilissimo ciò che apparentemente
è banale.
IL MORTAISTA.
Più che applicare il proprio ingegno
il mortaista deve farsi due s-palle ed un fondoschiena
da muli (ahi! perché non ci sono più?) per riuscire a
portare i pesi dei pezzi dellarma in dotazione.
Il bastino modello tortura medioevale è un ottimo aiuto
per infliggere al povero malcapitato ammaccature, ematomi,
ferite varie e la caratteristica andatura a pecora a 90°
(specie quando si rompe la cinghia).
E invidiato dal resto della compagnia
per le grandi possibilità di imboscamento che gli vengono
offerte e che riesce a procurarsi, e soprattutto per le
possibilità di occultare nella bocca da fuoco i viveri
supplementari.
Appena giunto a casa dalla licenza, si
precipita in bagno, apre i rubinetti della vasca, vi getta
abbondanti dosi di bagnoschiuma gridando: "Bolla,
bolla, bolla .... cè!".
IL CONTROCARRO.
Al controcarro vengono trasmesse per
via genetica (dal Comandante di plotone), 3 caratteristiche
fondamentali: limpellente desiderio di massiccità,
una generosa propensione allo spirito di corpo ed una
leggerissima attitudine al banfeggio. Il C/C si fa a ragione
bello agli occhi degli altri perché, messo in pensione
il vecchio cannone da 106, usa le armi più moderne: vuoi
mettere sparare con il Tow od il Milan al posto del caro
vecchio Fal? E poi, bello sbalzare per Pollein con le
AR, mentre gli altri corrono e strisciano in mezzo alla
polvere (basta stare attenti a non finire nelle voragini
dei mortai...)
Stefano Berton, Matteo
Mezzalira, Matteo Nosenzo, Andrea Zonta
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Dal Numero
Unico del 147°
LINGUAGGIO
E METALINGUAGGIO SMALP.
PROBLEMI DI RETORICA.
Esiste,
presso il Btg AUC, una forma linguistica altamente specifica
ed articolata a carattere analogico - ora solo mimica,
ora vocale senza senso proprio, ora vocale con senso proprio
- cui si accede solo al giorno dellincorporazione,
quando il significato immediato delle parole viene meno
e la situazione pare connotabile solo per anafora:
per me si va nella città dolente,
per me si va nelleterno dolore,
per me si va tra la perduta gente (Dante).
Il Sig. S.Ten. De Monte esprime ai massimi
livelli la prima delle tre classi linguistiche, della
quale riportiamo alcuni esempi.
Allallievo didascalico ed importuno
con domande al limite dellidiozia, il Sig. S.Ten.
De Monte risponde boccheggiando con le guance e sporgendo
armonicamente le labbra, a significare lacume di
triglia dellAUC suddetto. Nel caso lo stesso si
macchi di infamia passibile di punizione e sia impossibile
comunicargli a voce limminente "trombatura",
con mimica inequivocabile il Sig. S.Ten. De Monte, alzando
al cielo il pugno chiuso e muovendolo ripetutamente dal
basso verso lalto, dallindietro verso lavanti,
lo aggiorna sul suo nuovo stato di "punendo".
In questo caso il gesto allude al concetto (di stare a
rapporto) e ci fornisce un bellesempio di simbolo
ed in generale di situazione metonimica.
La seconda classe, diversificata e molteplice,
è tipica degli allievi colti da panico e la cui momentanea
incapacità a connettere li porta a mugolare suoni privi
di senso, ma ben indicanti la frattura mentale dello sfortunato.
Di questa classe linguistica la casistica non viene riportata
per lestrema accidentalità ed idiosincraticità della
"terminologia", ma è sempre possibile chiedere
allAUC Arcali un breve saggio. Questa interessante
classe costituisce uneccezione nel panorama linguistico
SMALP poiché alle sue sofisticate figure retoriche si
sovrappone la momentanea incapacità di utilizzare le potenzialità
semantiche della lingua madre, con una regressione intellettuale
a stadi prelinguistici, tanto infantili quanto primitivi.
Lultima classe si compone sia di
singole parole quanto di proposizioni brevi spesso incomplete.
Esempi della prima categoria, qui in ordine sparso, sono:
Idrominchia / minchio / stordito
/ mediostordito: eufemismi ironici designanti lo
stato normale medio degli allievi, e non cè altro
da aggiungere.
Cicillo Cacace: nella mitologia
SMALP è il nome simbolo dellallievo mediostordito,
ma le vere minchie, tra gli AUC, credono esista veramente
e non riescono a capire in che plotone sia.
Azionarsi: verbo riflessivo
indicante la necessità di svegliarsi e darsi da fare;
normalmente azionarsi significa, eufemisticamente, farsi
una soverchia pista nera.
Pista / pista nera: non è la
classificazione della pista da sci difficile, ma la
qualifica della normalità per gli AUC. Ovvero, è perfettamente
normale che ogni istante della scuola abbia effetto
paranoicizzante sullallievo. Il termine pista,
accompagnato o meno dallaggettivazione, definisce
così, per via universale, ogni possibile ordine del
giorno affisso in bacheca, che quindi potrebbe essere
sostituito, con sollievo dellUdS con la polivalente
frasetta "oggi vi facciamo un pacco grande come
una casa". Originariamente lespressione nasce
dalla semplice assimilazione tra la difficoltà della
pista da sci nera e la difficile vita degli AUC, ma
ora la similitudine ha acquisito un tale spessore espressivo
da divenire la miglior figura allusiva della triste
condizione dellAUC.
Punigono: chiarissimo sintomo
della condizione mentale degli AUC. E noto come
gli schizofrenici usino fondere le parole per ottenerne
di nuove. Ugualmente gli AUC, la cui disassociazione
mentale, soprattutto se figli, è analoga. La parola
risulta dalla fusione per via associativa di poligono
e punizione in quanto nella realtà esiste un innegabile
nesso causale tra essere al poligono e venire puniti.
Possiamo ricostruire la catena associativa nel modo
seguente. Lallievo, o minchia fritta, al poligono
trova lungo (vedi sotto) aggiungendosi, alla sua connaturata
confusionalità, quella simile delle procedure di tiro.
Ne risultano delle minchiate immani dalle quali seguono
per necessità interna, "svalangate" di punizioni,
che come ben sappiamo "preesistono".
Paraculo: attributo necessario
alla sopravvivenza dignitosa presso la SMALP. Da qui:
paracularsi, ossia reperire lattributo
prima di venir "trombati", e paraculato,
cioè lallievo in possesso di paraculo. Dei paraculi
esiste un mercato organizzato algebricamente. E
interessante laffinità semantica e retorica con
la perifrasi dantesca, degli asserti inerenti allazione
dei paraculi ed al concetto stesso di paraculo:
la gloria di colui che tutto move (Dante).
E troviamo nella seconda categoria frasi
e parti di esse ormai elette a forme significanti a sé
stanti. E il trionfo dellallegoria, della
preterizione, della litote:
Ma è impazzito? (due o più volte,
anche nella versione plurale): interessante questione
che sottende a priori la giusta risposta (cioè: "Sì,
lei è proprio impazzito"), rivolta dallo S.Ten.
allallievo protagonista di particolari "minchiate";
ad esempio allallievo che in preadunata si presenta
con un panino rubacchiato in mensa infilato nella tasca
inferiore dellSCBT. Alla domanda "cosa cazzo
ha nella tasca della mimetica?" risponde ridendo,
ma non cera un cazzo da ridere, "una pagnottella".
Col che abbiamo anche un esempio del lessico desueto
cui, nella disperazione, gli AUC ricorrono.
Lei è orrendo: qualificazione
univoca, e di solito poco smentibile, dellallievo
mediostordito, le cui formalità e marzialità sono quelle
di un naufrago alla deriva da due o tre mesi.
Mi scivola: affermazione lapidaria
in superficie ma fragile ed illusoria nella profondità.
La usa lAUC che vuole convincersi dessere
più forte degli eventi, volendo significare con essa
che gli eventi non lo tangono. E un bel caso di
litote affermativa, cioè rovesciata, poiché anziché
attenuare unaffermazione attraverso la sua negazione,
dicendo il contrario di ciò che si vuol dire, si dice
il contrario di ciò che si pensa (che non passa un cazzo),
cioè che sta passando. La verità della situazione è
offerta dallaffermazione di cui sotto.
Passa un cazzo (cfr. anche il
modulo PUC): bella e complessa espressione della
percezione del tempo propria degli AUC, in quanto indice
sia della semplice modalità percettiva del trascorrere
delle ore, che appunto non trascorrono o trascorrono
poco, sia del modo stesso del loro lento scorrere, scarseggiando
la vaselina. Il modulo PUC (passa un cazzo) viene giornalmente
ritirato dagli AUC, ed è per questo che:
Non cè un cazzo da ridere:
ovvero, è del tutto inutile sperare che sia diversamente,
sono tutti cazzi vostri; o ancora, è inutile che ridiate
per non piangere, cominciate da subito a strapparvi
i capelli.
Fare qualcosa in tempo zero: altro
interessante esempio della paradossale percezione temporale
alla SMALP. Determinato un compito qualsiasi, imporre
allAUC lattuazione dello stesso in tempo
uguale a zero. Questo è possibile se si considera come
il tempo alla SMALP non "passi un cazzo" e
quindi si raccolga tutto in un singolo istante, in un
unicum strutturalmente infinito ed eterno. Ugualmente,
a conferma, il compito assegnato è sempre realizzabile
poiché se il mondo è nel tempo e questo è risolto in
un unicum infinito, allora tutto il mondo è sempre
immediatamente presente ed ogni compito è sempre automaticamente
realizzato. Purtuttavia, in tanta perfezione esiste
una falla, la teodicea della scuola: la latitanza dei
materiali. E la frustrazione del male: nella perfezione
parmenidea della metafisica della SMALP si insinua angoscioso
il mondo dei fenomeni che, come si sa, ora sono e ora
no; e non cè un cazzo da ridere. Nella perfezione
della assoluta compresenza delle cose, nellassoluta
compossibilità di ordini di per sé opposti e contrari
della SMALP, si insinua la smentita empirica, per cui
lessere stesso della scuola è minacciato dallassenza,
dallimpossibilità di essere ciò che è. Infatti,
i materiali non ci sono mai. (*)
Vi state sbragando: espressione
iperbolica usata dagli S.Ten. per richiamare gli allievi
a maggior formalità. Direttamente proporzionale alla
paranoia dei primi ed al numero di giorni di corso dei
secondi.
Vi ficco dentro: lindeterminatezza
del concetto è ben compensata dalla puntualità degli
effetti dellesser ficcati dentro.
Si vergogni: imperativo categorico
della coscienza dellallievo macchiato di infamia
e quindi automaticamente ficcato dentro. Stare vergognati
significa invero stare ficcati dentro. Formula usualmente
preceduta da una tra le seguenti:
Lei sta a rapporto / lei sta allegramente
a rapporto / stia a rapporto e si vergogni: modi
e forme diverse notificanti allallievo tanto lurgenza
di vergognarsi quanto quella di assumere la nota forma
a vaso o, nel caso di un allievo particolarmente reattivo,
la dinamica posizione dellombrello. Riconosciamo
una formula burocratica, la prima, una cordialmente
ironica, la seconda, ed una terza dal forte impatto
morale, spesso usata al punigono e spesso simpaticamente
scandita col megafono a distanza zero dal volto dellAUC.
Poi ci sono casi linguisticamente particolari
riferiti a situazioni al limite del delirio, spesso collettivo,
come nella frase: "vedere Goldrake e Mazinga Zeta
baciarsi". Usuale visione dellassaltatore
al termine del trafilamento, che anziché le sagome designanti
sul terreno il nemico, vede le cose più inconsuete e poi
fa quelle più sbagliate.
E con questultima evenienza linguistica
chiudiamo il nostro breve ma avventuroso viaggio nella
chora retorica della SMALP. Abbiamo insieme affrontato
i meandri del parlar figurato, la potente dimensione metalinguistica
del Btg AUC, ovvero la natura doppia del suo linguaggio,
quel suo avere un linguaggio che parla di un altro linguaggio:
infatti è proprio questo che accade alla SMALP. La realtà
è sostituita dal discorso, e questo è rivisitato dal discorso
retorico. Gli eventi vengono sostituiti dalle definizioni:
essere allievi significa automaticamente essere idrominchie
e questo a sua volta significa che non passa un cazzo,
che ci si fa una maledetta pista nera, e così via, da
una figura linguistica ad unaltra. La realtà sfuma
finché le definizioni retoriche la sostituiscono, ed anche
se il tempo passa, ugualmente non passa, se la pista non
è nera ugualmente è nera, se scivola ugualmente si sottende
che non sta per niente scivolando. Avevamo la realtà,
un linguaggio, ora abbiamo un metalinguaggio: quando parliamo,
parliamo del nostro linguaggio retorico, facciamo un discorso
su un altro discorso.
Complicato? Non direi, anzi, più che
complicato, furbo. Se tutto è parola, allora, esistendo
sempre di una preposizione il suo contrario, tutto è vero
nella stessa misura in cui è falso. Come diceva il filosofo
Hume, tutto è illusione e domattina mi sveglio, a casa!
Andrea Bocchiola
(*) Nota del curatore.
Lautore dellarticolo, Andrea
Bocchiola, arrivò alla SMALP fresco di studi classici
e di una laurea in filosofia (manco a dirlo) nonché di
una ferrea volontà di darsi alla psicanalisi. Tuttora
ignoro se questo desiderio, già latente prima del suo
soggiorno in Valle, sia stato rafforzato dallesperienza
del corso e del servizio, oppure se sia stato definitivamente
spezzato dalle nude rocce e dai perenni ghiacciai.
Il giorno del giuramento da S.Ten. Andrea
mi confidò che il paragrafo "tempo zero" celava
la dimostrazione logica della non esistenza della SMALP.
Ovvio che la maggior soddisfazione di Andrea non stava
tanto nellaver elaborato la dimostrazione stessa,
quanto nel fatto di averla fatta passare sotto il naso
a tutti gli alti papaveri SMALP cui venne fatto recapitare
il numero unico, senza che nessuno se ne accorgesse.
Nellattesa che questo sito riporti
fedelmente le spiegazioni originali dellautore,
provo a ricostruire il sottile cursus dellargomentazione,
scusandomi fin dora della pochezza dei miei strumenti
analitici.
La Scuola esiste come luogo in cui tutto
il tempo è racchiuso in un unicum temporale nel contempo
istantaneo ed infinito. E talmente perfetta che
contiene in sé (sempre in un unico infinito istante) tutte
le azioni ed i compiti ed il loro esatto contrario (per
cui è possibile nello stesso tempo fare tutto ed il contrario
di tutto, ossia eseguire ordine e contrordine). Nel momento
però in cui la scuola (o meglio una sua parte, ossia lAUC)
si sta azionando per eseguire il tutto, essa si scontra
con la realtà: loggetto reale necessario
per la sua autorealizzazione (ossia il materiale) manca,
e quindi la perfezione stessa della scuola va in frantumi
non appena la scuola stessa è costretta a misurarsi col
mondo reale. Ma ciò che, ad ogni confronto con il reale,
cade, non può certo esistere nel mondo reale, bensì solo
in quello illusorio. Per cui la SMALP stessa è illusoria,
ossia la SMALP non esiste.
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