Dal
diario apocrifo del 56° A.U.C.
Paradiso
di Cantore,
nel
vostro tempo limitato siamo ai primi dell'anno 1999.
Cari AIIievi del 56° Corso A.U.C., mentre, in una dimensione
a voi non visibile, trotterellavo di montagna in montagna,
dietro aI Capitano Zuzzi e a quei pochi di voi che sono
già saliti quassù, ho sentito dai loro discorsi della
vostra intenzione di pubblicare un libro a ricordo dei
vostri 5 mesi di permanenza alla SMALP.
II
vostro Capitano si domandava come fosse stato vissuto
da voi quel periodo della vostra vita ed io, allora, mi
sono lasciato prendere dai ricordi e mi è venuto in mente
che..., che....,che in un tardo pomeriggio degli inizi
deI Iuglio del 1969 mi stavo godendo la pigra tranquillità
del mio presidio alla carraia, sognando e ricordando tutte
le mie amiche cagnette che mi aspettavano nei dintorni
di piazza Chanoux. II 54° Corso aveva passato la stecca
al 55° il quale peraItro, in quel momento, provava le
piacevolezze dell'andare per campi estivi al "tranquillo"
passo del Capitano Stella.
In altre parole, Ia caserma era silenziosa, serena, non
potendo iI CoIonnello Comandante richiamare gli allievi
a raccogliere microscopici, invisibili pezzetti di carta
nel cortile, quand'ecco che i primi di voi sono arrivati,
portandosi nel bagaglio la certezza di una borghesia che
veniva lasciata all'incognita di una vita nuova da vivere
per tanti mesi.
Io vi ho guardato e già sapevo che i giorni a venire vi
avrei visto prima maschilmente impegnati con ago e filo
a cucire sulle divise e sul cappello quanto prescritto
dal regolamento, poi che avrei sorriso quando all'alba,
al grido di "ritti", vi avrei visto precipitarvi in cortile
per la reazione fisica imbacuccati in tute mimetiche che
solamente mesi di sudore, di pioggia e di neve vi avrebbero
modellato addosso e ancora che avrei riso ai vostri primi
tentativi di rispondere, con una voce accettabilmente
sufficiente per la vita militare, ai vostri Sergenti istruttori
the eravate l'allievo tal dei tali, di un certo plotone
e di una certa squadra, pronunciando poi quella inconsueta
parola "comandi!" estranea totalmente al vocabolario del
vostro modo di vivere fino allora.
Vi ho seguito quindi, pigramente sonnacchioso, perchè
all'inizio tiravate tutti l'ala, suIIe vostre prime sgambate
a quota 801, sulla Becca di Nona, a San Grato ma poi,
andando a Pila la seconda volta, siete riusciti a fare
di corsa gli ultimi metri, tanto che vi siete guadagnati
sul campo, ed era agosto, il privilegio alpino del canto
"Stelutis aIpinis", come piaceva tanto al vostro Capitano.
II riposo pomeridiano, le aule, il percorso di guerra,
il cubo, la puIizia dei cessi, il servizio di mensa, e
i giorni passavano.
Andavate
a difendere o a conquistare Monte Torrette, sciamavate
in libera uscita per Aosta, in altre parole stavate prendendo
non solo la forma ma anche la sostanza per diventare comandanti
Alpini. Formidabile corso, il vostro, che va ricordato
anche per essere stato l'unico ad aver ottenuto una notte
intera per poter guardare la televisione: l'uomo metteva
piede sulla Luna, e anche perché è stato uno dei rarissimi
corsi che non abbia mai avuto né pîoggia, né neve.
Avete stretto amicizie fra di voi che hanno resistito
nei trent'anni che son trascorsi, e questo gîà lo sapevo
quando vi ho visto andare una mattina di dicembre, nella
vostra nuova diagonale con i gradi di Sergenti A.U.C,
diretti alla stazione per arrivare alle vostre destinazioni.
Ritrovatevi e alimentate quei sentimenti che avete coltivato
alla Scuola, per tanti e tanti anni ancora, ma quando
neppure più l'idea che il mettervi un po' di traverso
sulla testa il vostro cappello con la penna vi farà sentire
vivi vorrà dire che non c'è più niente da fare, e allora
mi troverete ad aspettarvi all' ingresso della vostra
nuova Scuola per ricominciare assieme, tutti uniti come
allora, ad andare per i nostri monti.
Congedo
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