63°
Corso A.U.C.
(ovvero il Corso della “svolta”)
Perché
“Corso della svolta”?
Perché, intanto, fu l’ultimo a prevedere
cinque mesi di SMALP, tre mesi da Sergente AUC e sette
da S.Ten. anche se, in seguito, la norma venne nuovamente
adottata.
Poi è l’ultimo Corso che ricevette, da quello
precedente, la “stecca”.
Fu il Corso dei “sessantottini” e, forse,
fu proprio per questo che fu un Corso “fuori dagli
schemi”, tant’è che, oggi, gli ex Allievi
del 63° si sono tutti (o quasi) “defilati alla
vista e al tiro”.
Il 63° Corso era quello della 2a Compagnia, quella
comandata dall’allora Tenente PETROCCO: ve lo ricordate?
… :”Guarda queeello! Sembra una vaccassa!”.
Petrocco,
il “Tenentissimo che fa benissimo”.
Quelli,
come me, che arrivarono ad Aosta, quel mese di aprile
del 1971, con il treno, furono caricati su un C.P. - ovvero
Carro Pesante -; … io lo definivo genericamente,
fino a quel momento, “camion”, ma, in seguito,
imparai a distinguerlo dal C.M. - Carro Medio - e dal
C.L. – Carro Leggero. In seguito scoprimmo che quel
CP era anche quello che era destinato a portare i “rifiuti
rancio” in un allevamento di maiali presso il quale
la SMALP si approvvigionava di carne suina.
Boh! … Se non altro confesso che una carne di maiale
buona come quella che si mangiava alla SMALP non ho mai
più avuto occasione di mangiarla!
I primi tempi, per uno come me, abituato alle comodità
del “figlio unico”, furono assai duri. Tanto
per cominciare la sera stessa del nostro arrivo, fummo
accolti, all’ingresso dello spaccio, dagli allievi
del Corso precedente che ci invitarono, molto amabilmente,
a “pinciare” prima di entrare. Io mi rifiutai
ed allora, oltre ad entrare nel mirino dei Veci, venni
soprannominato “pincia” da un mio compagno
di corso.
Poi cominciarono le “escursioni”; ricordo
come fosse oggi quella alla mitica “quota 801”
quando mi fu affidato il trasporto della MG: una scarpinata
da niente, per chi era allenato, ma per uno come me che,
fino a poche settimane prima, trovava difficoltosa anche
una modestissima rampa di quattro gradini, fu un’impresa
titanica. Quando giungemmo in cima mi lasciai cadere a
terra, incurante dei cardi selvatici che mi pungevano
dappertutto.
Il bello - si fa per dire! – di queste escursioni
era il ritorno: non ho mai capito se fosse per recuperare
il tempo perduto o se per una sorta di sadismo del Ten.
Petrocco, per il ritorno dalle marce venivano scelti sentieri
ripidissimi, cosparsi di aghi di pino secchi. Più
che marciare velocemente si correva giù per quei
sentieri col risultato che la maggior parte del percorso
lo si copriva col sedere a terra, dopo essere scivolati
su quei maledetti aghi. Proprio per questo non ricordo
che, durante le escursioni, si cantassero motivi alpini,
ma, sicuramente, sulla strada del ritorno, cori se ne
sentivano ed erano cori ai quali, la domenica mattina,
nella “piazza d’armi” della caserma,
si cercava di rimediare assistendo alla S.Messa.
E che dire delle esercitazioni al poligono? Credo che
tutti i miei compagni di corso si ricordino quella volta
che si provò il lancio della SRCM: io non avevo
potuto partecipare alla lezione che il Ten. Petrocco aveva
tenuto nel cortile della Caserma in quanto - guarda un
po’ …! - a “riposo branda” in
quanto sofferente di tendinite a seguito di quella che
(non ho mai capito perché) veniva definita “reazione
fisica” e che, alla fine, era una corsa nella “piazza
d’armi” della Caserma con quelle micidiali
scarpe da ginnastica marroncine, dure come la ghisa.
Al poligono, dunque, quando fu il mio turno per il lancio
della bomba a mano, mi avvicinai al Ten. Petrocco con
l’intenzione di chiedergli lumi su come si dovesse
lanciare l’ordigno; lui non mi lasciò neppure
fiatare: mi sradicò la bomba dalla mano e, cominciando
a picchiarmela sulla zucca, protetta dall’elmetto,
mi insultò credendo che io non volessi lanciarla
o che avessi qualche paura. Sono sicuro che se qualcuno
degli ex allievi del 63° legge questo breve resoconto,
si ricorderà dell’episodio.
C’erano, tuttavia, parentesi decisamente piacevoli:
chi si ricorda, sempre al poligono, quando il sottoscritto
interpretava la parte del motociclista?
Un ’amico funzionava da manubrio e l'altro fungeva
da motore e da sella (allego per questo una foto).
E
la libera uscita? C’era , per esempio, la barista
dell’Edelweiss, un bar a poche centinaia di metri
dalla Caserma. Era una brunetta che aveva parecchie “curve
pericolose” e che portava in giro, baldanzosa, la
sua mercanzia non disdegnando “attenzioni”
più approfondite da parte degli allievi ufficiali.
Ricordo, in particolare, una sera che io e un ’amico
l’aiutammo a smacchiare la minigonna (molto mini
e poco gonna) dietro al banco del bar mentre lei, imperturbabile,
continuava a servire caffè e birre.
Io, però, ero assai attratto anche dagli aspetti
enogastronomici del luogo e, sovente, con alcuni dei miei
colleghi, ci avventuravamo alla scoperta di trattorie
che fossero in grado, se non di annientare, quanto meno
di sopire, l’appetito che soltanto i giovani di
vent’anni riescono ad avere.
C’è anche il capitolo Istruttori: erano Caporal
maggiori e Sergenti provenienti dalla stessa SMALP, ma
dai Corsi ACS. Ne ricordo uno, in particolare: il Sergente
XX, di Sassuolo, al quale, un giorno, tirai un colpo mancino:
si stava nel cortile antistante le camerate e si teneva
non so quale lezione; d’un tratto il Sergente mi
ordinò, in tono perentorio, come imponeva la forma
alla SMALP, di andargli ad acquistare una Coca Cola allo
spaccio. Eseguii l’ordine, ma, mentre tornavo dallo
spaccio, agitai vigorosamente, lungo tutto il percorso,
la lattina come se fosse uno shaker: appena il poveretto
aprì la lattina … beh! … non rimase
più un goccio di bibita a disposizione del Sergente
XX!
Bei ricordi! Talmente belli che non mi riesce facile comprendere
il motivo per il quale, fra tutti i corsi della SMALP,
il 63° brilli per la sua assenza su questo sito.
Chissà!
Adesso, però, forse qualcuno scoprirà che
c’è anche il “corso della svolta”
e sarebbe assai bello se, a 35 anni dal congedo, ci si
ritrovasse, con le nostre pancette “alla zuava”,
magari proprio ad Aosta dove approdammo giovani e viziati
e da dove, dopo appena cinque mesi, uscimmo … quasi
Ufficiali, ma certamente più uomini.
E
se, dopo aver letto questo breve riassunto di cinque interminabili,
ma bellissimi, mesi della vita “da alpini”
a qualcuno del 63° Corso AUC pungesse vaghezza di
contattarmi, ecco la mia e mail: enerant@tiscali.it
Saluti
alpini!
Ener Barbero
|