L’avevamo
promesso e l’abbiamo fatto. Non tutti, nemmeno tanti,
a ben guardare. Ma la “vecchia guardia” dell’86°
AUC ad Aosta c’era, a testimonianza del motto di
questo mitico Corso: “Semper parati”. Siamo
tornati in una quindicina, qualcuno anche con moglie e
figli, a rivedere i luoghi della nostra formazione da
ufficiali, rincorrendo un filo di ricordi che si è
molto spesso spezzato di fronte all’evidenza del
trascorrere del tempo: a Mont Fleury ci sono solo case
e alberghi, ormai; a Pollein, sconvolta dai recenti smottamenti
nulla più sopravvive del teatro di tanti “sbalzi”
e “passi del leopardo”.
Ma a noi dell’86° interessavano principalmente
due cose: visitare l’indimenticabile caserma “Cesare
Battisti” e marciare l’uno accanto all’altro
nella sfilata accanto al gagliardetto triangolare del
Corso. Per quanto riguarda il “pellegrinaggio”
all’interno del complesso militare che ospitava
la Smalp, ci eravamo premuniti per tempo di chiedere il
permesso al Generale Comandante del Centro di Addestramento
Alpino: nel mese di febbraio era partita una mail di richiesta
di autorizzazione e in pochi giorni il maresciallo ci
trasmetteva la risposta positiva del Brigadiere Generale
Vaccino: “Nulla contro, le modalità potranno
essere definite al loro arrivo ad Aosta”.
Ma
ci tenevamo ad incontrare anche il nostro vecchio comandante
di battaglione, il colonnello Emanuelli e qualcuno ha
provveduto a contattarlo tempestivamente ottenendo la
promessa non solo che sarebbe stato gradito ospite dell’86°
per la cena del sabato, ma addirittura che avrebbe presenziano
alla cerimonia della deposizione di una corona d’alloro
(assieme ad altri tre corsi, l’84°, il 90°
e il 91°) nel monumento sito nel piazzale principale
della Battisti. Puntuale come da tradizione la “penna
bianca” si è presentata alle 17 davanti alla
carraia, ma per scoprire un contrattempo imprevisto.
Duri a mollare, però, moltissimo allievi ufficiali
si sono presentati ugualmente all’ingresso e preceduti
dal loro colonnello hanno chiesto ed ottenuto di avere
un colloquio con gli ufficiali e sottufficiali di servizio.
Inizialmente la risposta è stata sconfortante:
“Nessuna visita è autorizzata” ed inutilmente
decine e decine di voci di protesta si sono levate per
sottolineare come tale atteggiamento fosse una gratuita
offesa ad ufficiali degli alpini (mica terroristi di Bin
Laden…) che chiedevano solo di poter entrare brevemente
e probabilmente per l’ultima volta, in quello che
rappresentava un pezzo della loro gioventù. Inutile.
A questo punto il colpo vincente, frutto della conoscenza
maturata sotto naja della mentalità militare: il
tenente Belloni estrae di tasca copia della mail arrivata
da admet@cealpi.esercito.difesa.it e la sventola rabbiosamente
sotto agli occhi del comandante della guardia. Il nome
del generale Giuseppino Vaccino, esteso in calce sul documento,
fa vacillare il piglio marziale dei difensori del cancello,
disorientandoli. Il sottofficiale di servizio, si vede
chiaramente, non sa più che pesci pigliare e segue
la prassi. “Scusate, non posso prendermi la responsabilità,
vado a telefonare ad un mio superiore.” L’esperienza
ci dice che una decisiva breccia è stata aperta
nel fronte opposto: difficilissimo che qualcuno si pigli
la grana di smentire il suo generale. Ed infatti, quasi
subito, la situazione si sblocca: arriva un ufficiale
superiore, veramente molto cortese, che dà ordine
di farci passare e così dopo una buona oretta di
scaramucce, la “Battaglia della Cesare Battisti”
è vinta.
Gli ex allievi ufficiali dei corsi 86°, 88°, 90°
e 91° rientrano finalmente nella caserma dove sono
stati formati in cinque mesi e mezzo di duro addestramento.
L’emozione è fortissima, anche perché
il complesso mostra chiari segni del suo abbandono: vetri
rotti, locali abbandonati, manutenzione minima. Un altro
pianeta quando il tutto brillava come un gioiello grazie
al lavoro quotidiano degli allievi. La delusione però
si cancella completamente quando il nostro comandante
di battaglione ci inquadra davanti al monumento: gli amici
dell’84° si sono persi da qualche parte, così
tocca a noi dell’86° metterci alla sinistra
dello schieramento come “padri”, avendo alla
nostra destra i “figli” dei corsi successivi.
E’ difficile spiegare a chi non c’è
stato l’emozione potente che abbiamo tutti provato
nel sentire il nostro comandante ordinarci di nuovo: “Battaglione
AUC, attenti!”. L’ultima volta che avevamo
sentito questo grido era stato ventisei anni prima, in
una notte di giugno prima delle note del silenzio fuori
ordinanza che sancivano la conquista della stelletta da
“sten”. Il nostro amico Badano con un collega
ha quindi deposto la corona, mentre il reparto schierato
intonava l’inno di Mameli. “Battaglione, ri-poso!”
e per tutti… la pelle d’oca. E’ giusto
ricordare uno per uno chi c’era, anche per ringraziarlo
di aver consentito un momento così emozionante:
assieme ai già citati Panuello, Badano e Belloni
erano in forza Lestani, Dal Martello, Gigante, Campagnari,
Cocetta, Cavallo, Favero, Di Stefano, Polotti e Vettorata.
Dodici in tutto, per dire, l’86° c’è.
“Semper parati!” come dice il nostro motto,
coniato dal profesor Fulchester.
La sera, poi, tutti a festeggiare al ristorante “Pit
Stop” di Quart, con il comandante Emanuelli che
ha tenuto banco con i suoi ricordi, dimostrandoci che
per un vero ufficiale degli alpini il tempo non passa
mai. Per lui, assieme al ringraziamento per averci onorato
della sua compagnia, i complimenti più vivi per
la vitalità, la lucidità e lo spirito che
ha saputo conservare. Colonnello Emanuelli: comandi! Il
giorno successivo la manifestazione. Ah, dimenticavamo
nel frattempo, si erano aggiunti altri amici: Verri, Cerutti,
Cuttica, Bachini e Squaquara.
Ci tenevamo tanto, come detto, a sfilare assieme. Tuttavia
il programma di ammassamento prevedeva la partenza per
ultimo del blocco di Aosta (con il quale si era pensato
di marciare come allievi della Smalp) e questo non andava
d’accordo con le necessità di rientro in
serata di chi veniva da lontano, veneti e friulani in
testa. Così si è optato per chiedere ospitalità
al Gruppo di Cividale, che partiva verso le 10. Come alfiere
dell’86° è stato scelto il vicentino
Belloni, il quale si è gasato per il riconoscimento
solo finchè ha capito che gli era stato assegnato
semplicemente come il più “decrepito”
dei presenti…
Se vi capiterà di vedere il riassunto filmato della
sfilata, dunque, potrete facilmente riconoscerci all’interno
della formazione cividalese. Inquadrati a fianco del gagliardetto
portato dal primo a sinistra della fila, quelli siamo
noi. Abbiamo speso più parole di quelle previste,
quindi è giusto chiudere qui per evitare l’accusa
di logorrea. Una sola cosa, per accomiatarci. Chi non
è venuto ha fatto male. Si è perso alcuni
momenti indimenticabili che resteranno per sempre nella
memoria di chi c’era. E a chi invece è stato
presente un grazie reciproco: ci sono legami che la vita
non riesce a spezzare. E ad Aosta lo si è capito
chiaro…
Ed
è stato bello che un manipolo di “vecchia
guardia” (Panuello, Lestani, Cavallo, Bachini e
Badano) abbia potuto fermarsi fino a tardi per rappresentarci
tutto nel blocco di Aosta, assieme agli altri AUC, giovani
e meno giovani, dietro ad un grande striscione con scritto
SMALP. Ah, un’ultima cosa… Una pattuglia di
penne nere mandata in avanscoperta si è introdotta
nel mitico locale di papà Marcel e ha rinnovato
il graffito sul muro. Se vi capita di andarci, vicino
al condizionatore, resta la memoria storica dell’audace
azione, compensata a suon di bicchierini di genepy.
Un immenso plauso finale al brigadiere generale Vaccino
che con grande sensibilità e comprensione dei nostri
sentimenti ci ha permesso l’entrata alla Scuola.
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