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  86°  
 
 

A certe cose magari non ci pensi per un sacco di tempo, preso come sei col lavoro, con la famiglia, con i guai o le felicità di tutti i giorni. Poi, magari, ti capita di ascoltare una fanfara che passa alle note del “33” o di vedere in Tv un servizio sulle penne nere in Bosnia, ti assale l’onda dei ricordi e capisci che non si è mai un ex alpino.

Se poi ci si mettono di mezzo quei ragazzacci dei tuoi ex camerati, inventandosi un incontro dopo 25 anni dalla “stelletta” sulla spalla conquistata (è proprio il caso di dirlo) alla mitica Smalp di Aosta, l’affare si fa grosso (come diceva quel nostro commilitone che non vedeva la fidanzata da mesi…). Scherzi a parte, dobbiamo tutti un ringraziamento grande come una casa a quei quattro/cinque coraggiosi che qualche mese fa si sono messi in testa di riunire dopo un quarto di secolo i “veci” dell’86’ Corso AUC e mi riferisco agli amici Panuello, Di Sopra, Lestani, Pettoello e Gigante.

Inizialmente avevano volato basso, limitando gli inviti ai soli loro conterranei friulani, poi, evidentemente, si sono ricordati delle aquile che stanno sui nostri berretti e con un colpo d’ali hanno abbracciato mezza Italia, trovando subito in Badano un ligure disposto a fare da “ponte radio”. Veramente non so come diavolo abbiano fatto a rintracciarci, spersi com’eravamo dalla vita ai quattro angoli delle nostre contrade. Di una settantina hanno ritrovato i recapiti, degli altri no, ma non si disperano perché la caccia è sempre aperta.

Beh, insomma, un giorno mi squilla il telefono in redazione. Sento la voce di Renzino Paruzza, uno dei pochissimi coi quali ero restato in contatto, che mi avverte del grande “rendez vous” di Udine… Però ci sono solo cinque-sei giorni per decidere. E che ci vuole ad affastellare lo zaino? La risposta la do immediatamente ed è sì, naturalmente. L’altro vicentino, Dal Martello, non devo nemmeno far la fatica di avvertirlo: sa già tutto. Rapido giro di telefonate e ci si accorda subito: i tre piemontesi (Paruzza, Cavallo e Bocca) ci raccoglieranno al casello di Vicenza da dove proseguiremo assieme. Poi, al ritorno, dormiranno a casa mia (i turni di guardia li fisseremo poi, intanto ho insegnato a mia moglie come si fa un “cubo”).

Viaggio all’insegna dell’ “amarcord”, naturalmente, con la dolce malinconìa di far resuscitare con le parole cinque ragazzi che ormai poco ci rassomigliano, almeno nella forma fisica… A Tavagnacco, il comando tappa. C’è appena un iniziale imbarazzo nel non riconoscersi (e come potrebbe essere altrimenti…), poi la Compagnia Allievi ritrova miracolosamente la sua compattezza. Non ci siamo tutti, certo. Una quarantina su centoventi. Un terzo della forza: dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Friuli, dal Veneto e dalla Liguria. Mancano i trentini (vergogna!).

Francamente non ricordo nemmeno che cosa abbiamo mangiato. Ho nelle orecchie le canzoni che ascoltavo durante le marce e che sono state ricantate esattamente come allora, la tromba del silenzio, che qualcuno ha fatto riascoltare strappandoci il solito brivido controvoglia (non ci piace essere troppo sentimentali…) e rimbalzano nella mente gli aneddoti, i racconti, le battute. Per qualche ora ho dimenticato il computer e i pezzi da impaginare e sono riandato alla Cesare Battisti, agli sbalzi di Mont Fleuri, alle esercitazioni di Pollein, al campo sulla Thuile, alle ore passate a smontare e rimontare il mitico Garand e la Maria Grazia (MG). Alle cannonate col 57 senza rinculo e all’attacco di plotone con le racchette da neve sotto gli occhi del generale.

Il tempo è volato: difficile spiegarlo al tuo figlio maggiore che ha voluto fare l’obiettore o a quello minore al quale hanno detto che non potrà essere un ufficiale degli Alpini come il suo papà.
Ci penseranno i cervelloni del nostro Stato Maggiore a far perdere anche la memoria di questa strana cosa che è stata essere penne nere. Una cosa che non ha niente a che fare col militarismo (siamo stati tutti dei sottotenenti dediti al “dialogo”) e anche poco da spartire con la retorica patriottarda. E’ piuttosto un legame tra uomini che hanno condiviso un pezzo importante della loro vita, saldandosi attraverso le difficoltà e le avversità.

Fateci caso: a parte la famiglia, con quali altri individui abbiamo passato tanto tempo assieme, fianco a fianco, giorno e notte, condividendo tutto, come i compagni della vita militare? Non so se conti molto o poco, ma certo è qualcosa. Non abbiamo fatto la guerra, fortunatamente, ma forse durante la nostra “naja” abbiamo capito perché da quell’immane tragedia sia sortito oltre al peggio dell’uomo anche la parte migliore, quella che produce i sentimenti più elevati. Può essere che sia per continuare ad inseguire questo piccolo/grande “mistero” che ci siamo promessi di ritrovarci l’anno prossimo a sfilare proprio ad Aosta nella grande adunata dietro al nostro gagliardetto, tutti assieme. Mica potevamo aspettare altri 25 anni per rivederci…

 

Aosta 2003

L’avevamo promesso e l’abbiamo fatto. Non tutti, nemmeno tanti, a ben guardare. Ma la “vecchia guardia” dell’86° AUC ad Aosta c’era, a testimonianza del motto di questo mitico Corso: “Semper parati”. Siamo tornati in una quindicina, qualcuno anche con moglie e figli, a rivedere i luoghi della nostra formazione da ufficiali, rincorrendo un filo di ricordi che si è molto spesso spezzato di fronte all’evidenza del trascorrere del tempo: a Mont Fleury ci sono solo case e alberghi, ormai; a Pollein, sconvolta dai recenti smottamenti nulla più sopravvive del teatro di tanti “sbalzi” e “passi del leopardo”.

Ma a noi dell’86° interessavano principalmente due cose: visitare l’indimenticabile caserma “Cesare Battisti” e marciare l’uno accanto all’altro nella sfilata accanto al gagliardetto triangolare del Corso. Per quanto riguarda il “pellegrinaggio” all’interno del complesso militare che ospitava la Smalp, ci eravamo premuniti per tempo di chiedere il permesso al Generale Comandante del Centro di Addestramento Alpino: nel mese di febbraio era partita una mail di richiesta di autorizzazione e in pochi giorni il maresciallo ci trasmetteva la risposta positiva del Brigadiere Generale Vaccino: “Nulla contro, le modalità potranno essere definite al loro arrivo ad Aosta”.

Ma ci tenevamo ad incontrare anche il nostro vecchio comandante di battaglione, il colonnello Emanuelli e qualcuno ha provveduto a contattarlo tempestivamente ottenendo la promessa non solo che sarebbe stato gradito ospite dell’86° per la cena del sabato, ma addirittura che avrebbe presenziano alla cerimonia della deposizione di una corona d’alloro (assieme ad altri tre corsi, l’84°, il 90° e il 91°) nel monumento sito nel piazzale principale della Battisti. Puntuale come da tradizione la “penna bianca” si è presentata alle 17 davanti alla carraia, ma per scoprire un contrattempo imprevisto.

Duri a mollare, però, moltissimo allievi ufficiali si sono presentati ugualmente all’ingresso e preceduti dal loro colonnello hanno chiesto ed ottenuto di avere un colloquio con gli ufficiali e sottufficiali di servizio. Inizialmente la risposta è stata sconfortante: “Nessuna visita è autorizzata” ed inutilmente decine e decine di voci di protesta si sono levate per sottolineare come tale atteggiamento fosse una gratuita offesa ad ufficiali degli alpini (mica terroristi di Bin Laden…) che chiedevano solo di poter entrare brevemente e probabilmente per l’ultima volta, in quello che rappresentava un pezzo della loro gioventù. Inutile.

A questo punto il colpo vincente, frutto della conoscenza maturata sotto naja della mentalità militare: il tenente Belloni estrae di tasca copia della mail arrivata da admet@cealpi.esercito.difesa.it e la sventola rabbiosamente sotto agli occhi del comandante della guardia. Il nome del generale Giuseppino Vaccino, esteso in calce sul documento, fa vacillare il piglio marziale dei difensori del cancello, disorientandoli. Il sottofficiale di servizio, si vede chiaramente, non sa più che pesci pigliare e segue la prassi. “Scusate, non posso prendermi la responsabilità, vado a telefonare ad un mio superiore.” L’esperienza ci dice che una decisiva breccia è stata aperta nel fronte opposto: difficilissimo che qualcuno si pigli la grana di smentire il suo generale. Ed infatti, quasi subito, la situazione si sblocca: arriva un ufficiale superiore, veramente molto cortese, che dà ordine di farci passare e così dopo una buona oretta di scaramucce, la “Battaglia della Cesare Battisti” è vinta.

Gli ex allievi ufficiali dei corsi 86°, 88°, 90° e 91° rientrano finalmente nella caserma dove sono stati formati in cinque mesi e mezzo di duro addestramento. L’emozione è fortissima, anche perché il complesso mostra chiari segni del suo abbandono: vetri rotti, locali abbandonati, manutenzione minima. Un altro pianeta quando il tutto brillava come un gioiello grazie al lavoro quotidiano degli allievi. La delusione però si cancella completamente quando il nostro comandante di battaglione ci inquadra davanti al monumento: gli amici dell’84° si sono persi da qualche parte, così tocca a noi dell’86° metterci alla sinistra dello schieramento come “padri”, avendo alla nostra destra i “figli” dei corsi successivi.

E’ difficile spiegare a chi non c’è stato l’emozione potente che abbiamo tutti provato nel sentire il nostro comandante ordinarci di nuovo: “Battaglione AUC, attenti!”. L’ultima volta che avevamo sentito questo grido era stato ventisei anni prima, in una notte di giugno prima delle note del silenzio fuori ordinanza che sancivano la conquista della stelletta da “sten”. Il nostro amico Badano con un collega ha quindi deposto la corona, mentre il reparto schierato intonava l’inno di Mameli. “Battaglione, ri-poso!” e per tutti… la pelle d’oca. E’ giusto ricordare uno per uno chi c’era, anche per ringraziarlo di aver consentito un momento così emozionante: assieme ai già citati Panuello, Badano e Belloni erano in forza Lestani, Dal Martello, Gigante, Campagnari, Cocetta, Cavallo, Favero, Di Stefano, Polotti e Vettorata. Dodici in tutto, per dire, l’86° c’è. “Semper parati!” come dice il nostro motto, coniato dal profesor Fulchester.


La sera, poi, tutti a festeggiare al ristorante “Pit Stop” di Quart, con il comandante Emanuelli che ha tenuto banco con i suoi ricordi, dimostrandoci che per un vero ufficiale degli alpini il tempo non passa mai. Per lui, assieme al ringraziamento per averci onorato della sua compagnia, i complimenti più vivi per la vitalità, la lucidità e lo spirito che ha saputo conservare. Colonnello Emanuelli: comandi! Il giorno successivo la manifestazione. Ah, dimenticavamo nel frattempo, si erano aggiunti altri amici: Verri, Cerutti, Cuttica, Bachini e Squaquara.


Ci tenevamo tanto, come detto, a sfilare assieme. Tuttavia il programma di ammassamento prevedeva la partenza per ultimo del blocco di Aosta (con il quale si era pensato di marciare come allievi della Smalp) e questo non andava d’accordo con le necessità di rientro in serata di chi veniva da lontano, veneti e friulani in testa. Così si è optato per chiedere ospitalità al Gruppo di Cividale, che partiva verso le 10. Come alfiere dell’86° è stato scelto il vicentino Belloni, il quale si è gasato per il riconoscimento solo finchè ha capito che gli era stato assegnato semplicemente come il più “decrepito” dei presenti…


Se vi capiterà di vedere il riassunto filmato della sfilata, dunque, potrete facilmente riconoscerci all’interno della formazione cividalese. Inquadrati a fianco del gagliardetto portato dal primo a sinistra della fila, quelli siamo noi. Abbiamo speso più parole di quelle previste, quindi è giusto chiudere qui per evitare l’accusa di logorrea. Una sola cosa, per accomiatarci. Chi non è venuto ha fatto male. Si è perso alcuni momenti indimenticabili che resteranno per sempre nella memoria di chi c’era. E a chi invece è stato presente un grazie reciproco: ci sono legami che la vita non riesce a spezzare. E ad Aosta lo si è capito chiaro…

Ed è stato bello che un manipolo di “vecchia guardia” (Panuello, Lestani, Cavallo, Bachini e Badano) abbia potuto fermarsi fino a tardi per rappresentarci tutto nel blocco di Aosta, assieme agli altri AUC, giovani e meno giovani, dietro ad un grande striscione con scritto SMALP. Ah, un’ultima cosa… Una pattuglia di penne nere mandata in avanscoperta si è introdotta nel mitico locale di papà Marcel e ha rinnovato il graffito sul muro. Se vi capita di andarci, vicino al condizionatore, resta la memoria storica dell’audace azione, compensata a suon di bicchierini di genepy.
Un immenso plauso finale al brigadiere generale Vaccino che con grande sensibilità e comprensione dei nostri sentimenti ci ha permesso l’entrata alla Scuola.

 

30° Anniversario

 

Aosta 2003 - l'86° alla SMALP

 

Aosta 2003 - l'86° con il Comandante

 

Asiago 2006

 

Gruppo cena

 

Parma 2005

 

Trieste 2004