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Mezzo
secolo di vita dell' "Accademia" alpina di Aosta
IN
MONTAGNA VINCE LA SCUOLA DELL' ESEMPIO
di AMBROGIO LUCIONI - foto di RENATO ANDORNO
Una giornata con gli allievi ufficiali di complemento
delle truppe alpine. Le motivazioni di una vita dura e
selettiva. Alla caserma Battisti le tende dell'Everest.
Alta specializzazione per studenti giunti da tutto il
mondo. Medaglia al valore civile per gli elicotteristi.
Per gli ultimi muli è finita la "dolce vita": riprendono
la via dei monti.
Aosta,
novembre
Gianluigi
Bari. 23 anni, romano, laureando in Scienze politiche,
ha scoperto tra le ultime lingue di neve che coprono il
colle il timido germoglio di un fiore. È felice, tanto
da scordare una mattinata ad alta tensione in cui non
ha potuto concedere un attimo di tregua al coordinamento
cervello-muscoli. «La montagna», dice, «mi dona qualcosa
ogni giorno: qualcosa che prima non conoscevo. Come la
suggestione di panorami irripetibili che trovi appena
scavalchi una cengia o tocchi una vetta, i grandi silenzi,
gli spazi aperti, i ritmi dell'acqua, l'urlo dei seracchi
che si spaccano, le voci magiche della notte». Gianluigi
e i suoi amici hanno appena «liberato il vallone da una
fastidiosa presenza straniera». Tra poco potrebbero essere
chiamati a soccorrere alpinisti imprudenti incrodati su
una parete o a salvare gli abitanti di un villaggio travolto
da una valanga. Sono allievi ufficiali di complemento,
in servizio di leva, della Scuola Militare Alpina di Aosta,
un'accademia ambita (circa diecimila domande all'anno)
ma drasticamente selettiva, con solo 150 ammessi ad ogni
corso (di cinque mesi), al termine del quale non più di
120 "studenti" ottengono la stelletta di Sottotenente.
Nata il 9 gennaio 1934, Ia Scuola tra poche settimane
compirà i suoi cinquant'anni di vita. Nei giorni scorsi
è arrivato il primo omaggio; l'esploratore alpinista Guido
Monzino ha donato le tende del campo base della spedizione
all'Everest, che sono state montate in uno dei cortili
della caserma Cesare Battisti, sede del Battaglione Allievi
ufficiali di complemento (AUC). Cinquant'anni di vita
legati ai nomi più belli dell'alpinismo italiano: la Scuola
di Comici, Gervasutti. Chabod, PeIlissier, Cassin; dei
primi olimpionici italiani, medaglia d'oro nella gara
per pattuglie militari di Giochi invernali di Garmisch
nel 1936 (Silvestri, Perenni, Sertorelli, Scilligo); delle
ripetute vittorie nel Trofeo Mezzalama; dei vincitori
dell'Everest (5-7 maggio 1973 - Minuzzo e Carni, Epis
e Benedetti). È la Scuola che è entrata nella storia nazionale,
scritta anche col sangue degli alpini, durante l'ultimo
conflitto mondiale e gli anni della Resistenza (i reparti
alpini della Divisione Garibaldi costituitasi dopo l'8
settembre 1943 in Jugoslavia).
Per
gli allievi AUC, quella di stamane è stata un'operazione-lezione,
con arrivo in quota e sbarco a sorpresa dagli elicotteri.
Ora il tutto viene riesaminato e commentato da 270 allievi
dell'Accademia Militare di Modena, che per un mese, già
da quattro anni, vengono tra questi monti per imparare
qualcosa anche dagli Alpini. Il sole ha ormai riscaldato
l'aria tesa che il Piccolo San Bernardo butta tra le vette
del Micavit e del VaIlasant, 1500 metri sopra La Thuile.
Il
sottotenente Piccato. 25 anni, piemontese, ci accoglie
tra i suoi "studenti". In attesa del rancio, uno scambio
franco e sereno di opinioni.
-
Ragazzi, perché siete qui? Che significato ha per voi
la parola Patria? Siete veramente amici? La naia ha ancora
un senso?
Giuseppe
Frassanitto (Verona), laureato in medicina: « La mia è
stata una scelta personale. Qui ho trovato molti amici.
Ad una fatica continua corrisponde una solidarietà che
non conosce ostacoli. La nostra è una scuola esaltante,
che coinvolge tutta la persona ».
Luciano
Giorgis (Borgo San Dalmazzo), ingegnere elettronico: «
Una piacevole sorpresa l'ho avuta nei primi giorni di
scuola. La maggior parte di noi ha messo da parte i problemi
personali. Ci siamo sentiti subito più uniti, e così ci
è stato più facile superare il trauma del primo impatto
con la vita militare. Patria, Caduti: come non credere
in questi valori? Se non ci credessi, ogni mattina all'alza
bandiera mi metterei a ridere; cosa ci starei a fare qui?
».
Marcello
Coraseschi (Monselice), ragioniere: « E la fatica che
mi fa trovare un fratello. E quando lui sta peggio di
me ho il dovere, il piacere di aiutarlo. E lo si fa spontaneamente,
naturalmente ».
Giuseppe
Di Pietro (Monza). studente di economia e commercio: «
L'amicizia rende più facile il lavoro. Delle esperienze
che faccio qui, parlo liberamente anche a casa con i genitori
e con gli amici della vita civile. Serve anche a loro
sentire come e cosa si studia, quello che facciamo con
convinzione, senza retorica ».
Giuliano
Polato (Monselice), studente: « La cosa che maggiormente
mi sorprende ancora oggi è la progressione dell'affiatamento
che arriva ai limiti dell'orgoglio. Però, intendiamoci,
sappiamo anche essere giovani come gli altri giovani.
Allegri alla maniera alpina. Una canzone, un bicchiere
di vino, un disco, un pensiero alla ragazza; e chi può
dimenticare queste cose? ».
Forse ha ragione il tenente colonnello Giulio Tinaglia
dell'Accademia di Modena: «Mi ha fatto piacere», dice.
« scoprire questo mondo. Gli alpini sono meravigliosi.
Hanno aiutato i miei ragazzi a fare un'esperienza esaltante
». « Sono meravigliosi »: l'hanno detto anche In Friuli
nei giorni del tragico terremoto.
Si sa che per gli alpini far festa vuoi dire maggior
lavoro, Se il comandante Masini ridusse all'essenziale
il. rito dell'apertura ufficiale, perché nella stessa
giornata avesse inizio il lavoro di addestramento (come
del resto fèce anche il comandante Vida il 28 agosto 1948
alla riapertura dei corsi, dopo la ristrutturazione delle
nostre Forze Armate), l'attuale comandante, generale Luigi
Cappelletti. non potrà che perfezionare la tradizione
in occasione delle celebrazioni dei cinquant'anni.
Il
gen. Cappelletti. dopo aver consegnato ai "Lupi" della
quarantunesima Compagnia della "Aosta" la coppa del Capo
di Stato Maggiore dell'Esercito vinta quest'estate a Roma,
ci dice: « Oggi, dopo quasi cinquant'anni di vita, permangono
intatti i concetti ispiratori dell'attività della Scuola.
Essa conserva inalterata la delicata missione di formare
sia gli specialisti militari ad alto livello, sia i giovani
comandanti delle maggiori unità alpine. Anzi è proprio
l'addestramento degli allievi ufficiali di complemento
che costituisce oggi una delle attività più impegnative
e più qualificanti della Scuola. Essa ne sente profondamente
il peso e la responsabilità e produce ogni suo migliore
sforzo per offrire a questi giovani un ambiente didattico
e umano estremamente formativo ». Dice ancora il generale
Cappelletti: « La Scuola sa che trasformare. in cinque
mesi, un giovane in un comandante di uomini è compito
molto arduo, ma sa soprattutto che una discreta preparazione
tecnica non è sufficiente, se non sì accompagna ad una
severa preparazione spirituale e del carattere. Il futuro
comandante di plotone deve imparare nel duro tirocinio
di allievo che in montagna si comanda con l'esempio, che
il prestigio e l'ascendente sugli uomini è strettamente
legato al proprio senso del dovere, alla dedizione al
servizio, alle proprie doti di carattere. Sappiamo che
tutto ciò costituisce una prova dura e selettiva, ma inevitabile,
se vogliamo inviare ai reparti alpini comandanti degni
di questo nome.
« Però si deve aggiungere, ad onore dei nostri giovani,
che la quasi totalità accetta con grande impegno e spirito
di sacrificio questo modello di vita, e che coloro che
devono lasciare il corso per motivi di ordine vario lo
fanno con molto rimpianto. Per queste ragioni, sapendo
cioè di poter contare su di una grande maestra qual è
la montagna e su di un materiale umano ricco di risorse
e fondamentalmente sano e valido, la Scuola, alle soglie
del mezzo secolo di vita, guarda al futuro con la massima
fiducia ».
Guarda
al futuro con la garanzia di un formidabile passato, apprezzato
anche in campo internazionale. È infatti negli anni Settanta
che la Scuola di Aosta consolida il suo nome in tutto
il mondo dell'alpinismo e viene riconosciuta come la migliore
accademia dello sci-alpinismo. Da numerosi Stati vengono
in Valle ufficiali e sottufficiali che chiedono di frequentare
i corsi: argentini, cileni, statunitensi,
inglesi, canadesi, tedeschi sono stati i primi a presentarsi.
Sono poi seguiti indiani e nepalesi, mentre si mostrano
interessati per gli anni futuri iracheni e algerini. Delegazioni
svizzere, iugoslave, sovietiche, ecuadoriane, francesi,
indiane e spagnole si avvicendano alla Scuola per rendersi
conto dell'organizzazione. Nell'aprile del '75 la Scuola
organizza, per turno, l'annuale raduno dei Paesi alpini,
giunto alla decima edizione, con la partecipazione di
delegazioni dell'Austria, Francia, Germania e Svizzera,
Cinque giorni di serrata attività scialpinistica sulle
montagne più alte d'Europa, culminante in una interessante
esercitazione ad alta quota, con terreno fortemente innevato
nella zona del Monte Fallere, da parte di un plotone di
sciatori di Courmaveur e La Thuile portati in zona con
elicotteri, a dimostrazione delle mutate possibilità di
azione in montagna.
Gli elicotteri da trasporto del 545° Squadrone arrivarono
alla Scuola nel 1971. Da allora hanno all'attivo oltre
novemila ore di volo (con interventi anche in Friuli),
più di duemila operazioni dì soccorso, una medaglia d'argento
al valor civile ed altri importanti riconoscimenti. Evidentemente
il progresso della motorizzazione e l'affermarsi di questi
mezzi eccellenti e rapidi nei loro interventi hanno costretto
al riposo un elemento, fino ad ieri fondamentale, dell'iconografia
alpina: il mulo. Il Battaglione Aosta, che con il Battaglione
Esploratori è parte fondamentale e integrante della Scuola,
ne conserva ancora dodici, nelle scuderie della caserma
Testafochi. In vista delle celebrazioni dei cinquant'anni
la loro "dolce vita" è però finita. Riprendono, affardellati,
la via delle montagna. Potranno essere utili come un tempo,
qualora le emergenze, accompagnate da condizioni proibitive
di visibilità, non consentissero il volo degli elicotteri.
L'"Aosta" e I "Esploratori" si muoveranno con una sicurezza
in più quando, il prossimo anno, le cime del Monte Bianco
verranno scalate a ranghi compatti, dagli uomini dei comandanti
Stella, Pelazza, Laudani e BonvicinI.
Ambrogio
Lucioni
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