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  La Scuola dell'esempio  
 
 

 

Articolo apparso sul periodico "Famiglia Cristiana" nel 1983

Mezzo secolo di vita dell' "Accademia" alpina di Aosta

IN MONTAGNA VINCE LA SCUOLA DELL' ESEMPIO

di AMBROGIO LUCIONI - foto di RENATO ANDORNO

Una giornata con gli allievi ufficiali di complemento delle truppe alpine. Le motivazioni di una vita dura e selettiva. Alla caserma Battisti le tende dell'Everest. Alta specializzazione per studenti giunti da tutto il mondo. Medaglia al valore civile per gli elicotteristi.

Per gli ultimi muli è finita la "dolce vita": riprendono la via dei monti.

Aosta, novembre

Gianluigi Bari. 23 anni, romano, laureando in Scienze politiche, ha scoperto tra le ultime lingue di neve che coprono il colle il timido germoglio di un fiore. È felice, tanto da scordare una mattinata ad alta tensione in cui non ha potuto concedere un attimo di tregua al coordinamento cervello-muscoli. «La montagna», dice, «mi dona qualcosa ogni giorno: qualcosa che prima non conoscevo. Come la suggestione di panorami irripetibili che trovi appena scavalchi una cengia o tocchi una vetta, i grandi silenzi, gli spazi aperti, i ritmi dell'acqua, l'urlo dei seracchi che si spaccano, le voci magiche della notte». Gianluigi e i suoi amici hanno appena «liberato il vallone da una fastidiosa presenza straniera». Tra poco potrebbero essere chiamati a soccorrere alpinisti imprudenti incrodati su una parete o a salvare gli abitanti di un villaggio travolto da una valanga. Sono allievi ufficiali di complemento, in servizio di leva, della Scuola Militare Alpina di Aosta, un'accademia ambita (circa diecimila domande all'anno) ma drasticamente selettiva, con solo 150 ammessi ad ogni corso (di cinque mesi), al termine del quale non più di 120 "studenti" ottengono la stelletta di Sottotenente.

Nata il 9 gennaio 1934, Ia Scuola tra poche settimane compirà i suoi cinquant'anni di vita. Nei giorni scorsi è arrivato il primo omaggio; l'esploratore alpinista Guido Monzino ha donato le tende del campo base della spedizione all'Everest, che sono state montate in uno dei cortili della caserma Cesare Battisti, sede del Battaglione Allievi ufficiali di complemento (AUC). Cinquant'anni di vita legati ai nomi più belli dell'alpinismo italiano: la Scuola di Comici, Gervasutti. Chabod, PeIlissier, Cassin; dei primi olimpionici italiani, medaglia d'oro nella gara per pattuglie militari di Giochi invernali di Garmisch nel 1936 (Silvestri, Perenni, Sertorelli, Scilligo); delle ripetute vittorie nel Trofeo Mezzalama; dei vincitori dell'Everest (5-7 maggio 1973 - Minuzzo e Carni, Epis e Benedetti). È la Scuola che è entrata nella storia nazionale, scritta anche col sangue degli alpini, durante l'ultimo conflitto mondiale e gli anni della Resistenza (i reparti alpini della Divisione Garibaldi costituitasi dopo l'8 settembre 1943 in Jugoslavia).

Per gli allievi AUC, quella di stamane è stata un'operazione-lezione, con arrivo in quota e sbarco a sorpresa dagli elicotteri. Ora il tutto viene riesaminato e commentato da 270 allievi dell'Accademia Militare di Modena, che per un mese, già da quattro anni, vengono tra questi monti per imparare qualcosa anche dagli Alpini. Il sole ha ormai riscaldato l'aria tesa che il Piccolo San Bernardo butta tra le vette del Micavit e del VaIlasant, 1500 metri sopra La Thuile.

Il  sottotenente Piccato. 25 anni, piemontese, ci accoglie tra i suoi "studenti". In attesa del rancio, uno scambio franco e sereno di opinioni.

- Ragazzi, perché siete qui? Che significato ha per voi la parola Patria? Siete veramente amici? La naia ha ancora un senso?

Giuseppe Frassanitto (Verona), laureato in medicina: « La mia è stata una scelta personale. Qui ho trovato molti amici. Ad una fatica continua corrisponde una solidarietà che non conosce ostacoli. La nostra è una scuola esaltante, che coinvolge tutta la persona ».

Luciano Giorgis (Borgo San Dalmazzo), ingegnere elettronico: « Una piacevole sorpresa l'ho avuta nei primi giorni di scuola. La maggior parte di noi ha messo da parte i problemi personali. Ci siamo sentiti subito più uniti, e così ci è stato più facile superare il trauma del primo impatto con la vita militare. Patria, Caduti: come non credere in questi valori? Se non ci credessi, ogni mattina all'alza bandiera mi metterei a ridere; cosa ci starei a fare qui? ».

Marcello Coraseschi (Monselice), ragioniere: « E la fatica che mi fa trovare un fratello. E quando lui sta peggio di me ho il dovere, il piacere di aiutarlo. E lo si fa spontaneamente, naturalmente ».

Giuseppe Di Pietro (Monza). studente di economia e commercio: « L'amicizia rende più facile il lavoro. Delle esperienze che faccio qui, parlo liberamente anche a casa con i genitori e con gli amici della vita civile. Serve anche a loro sentire come e cosa si studia, quello che facciamo con convinzione, senza retorica ».

Giuliano Polato (Monselice), studente: « La cosa che maggiormente mi sorprende ancora oggi è la progressione dell'affiatamento che arriva ai limiti dell'orgoglio. Però, intendiamoci, sappiamo anche essere giovani come gli altri giovani. Allegri alla maniera alpina. Una canzone, un bicchiere di vino, un disco, un pensiero alla ragazza; e chi  può dimenticare queste cose? ».

Forse ha ragione il tenente colonnello Giulio Tinaglia dell'Accademia di Modena: «Mi ha fatto piacere», dice. « scoprire questo mondo. Gli alpini sono meravigliosi. Hanno aiutato i miei ragazzi a fare un'esperienza esaltante ». « Sono meravigliosi »: l'hanno detto anche In Friuli nei giorni del tragico terremoto.

Si sa che per gli alpini far festa vuoi dire maggior lavoro, Se il comandante Masini ridusse all'essenziale il. rito dell'apertura ufficiale, perché nella stessa giornata avesse inizio il lavoro di addestramento (come del resto fèce anche il comandante Vida il 28 agosto 1948 alla riapertura dei corsi, dopo la ristrutturazione delle nostre Forze Armate), l'attuale comandante, generale Luigi Cappelletti. non potrà che perfezionare la tradizione in occasione delle celebrazioni dei cinquant'anni.

Il gen. Cappelletti. dopo aver consegnato ai "Lupi" della quarantunesima Compagnia della "Aosta" la coppa del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito vinta quest'estate a Roma, ci dice: « Oggi, dopo quasi cinquant'anni di vita, permangono intatti i concetti ispiratori dell'attività della Scuola. Essa conserva inalterata la delicata missione di formare sia gli specialisti militari ad alto livello, sia i giovani comandanti delle maggiori unità alpine. Anzi è proprio l'addestramento degli allievi ufficiali di complemento che costituisce oggi una delle attività più impegnative e più qualificanti della Scuola. Essa ne sente profondamente il peso e la responsabilità e produce ogni suo migliore sforzo per offrire a questi giovani un ambiente didattico e umano estremamente formativo ». Dice ancora il generale Cappelletti: « La Scuola sa che trasformare. in cinque mesi, un giovane in un comandante di uomini è compito molto arduo, ma sa soprattutto che una discreta preparazione tecnica non è sufficiente, se non sì accompagna ad una severa preparazione spirituale e del carattere. Il futuro comandante di plotone deve imparare nel duro tirocinio di allievo che in montagna si comanda con l'esempio, che il prestigio e l'ascendente sugli uomini è strettamente legato al proprio senso del dovere, alla dedizione al servizio, alle proprie doti di carattere. Sappiamo che tutto ciò costituisce una prova dura e selettiva, ma inevitabile, se vogliamo inviare ai reparti alpini comandanti degni di questo nome.

« Però si deve aggiungere, ad onore dei nostri giovani, che la quasi totalità accetta con grande impegno e spirito di sacrificio questo modello di vita, e che coloro che devono lasciare il corso per motivi di ordine vario lo fanno con molto rimpianto. Per queste ragioni, sapendo cioè di poter contare su di una grande maestra qual è la montagna e su di un materiale umano ricco di risorse e fondamentalmente sano e valido, la Scuola, alle soglie del mezzo secolo di vita, guarda al futuro con la massima fiducia ».

Guarda al futuro con la garanzia di un formidabile passato, apprezzato anche in campo internazionale. È infatti negli anni Settanta che la Scuola di Aosta consolida il suo nome in tutto il mondo dell'alpinismo e viene riconosciuta come la migliore accademia dello sci-alpinismo. Da numerosi Stati vengono in Valle ufficiali e sottufficiali che chiedono di frequentare i corsi: argentini, cileni, statunitensi, inglesi, canadesi, tedeschi sono stati i primi a presentarsi. Sono poi seguiti indiani e nepalesi, mentre si mostrano interessati per gli anni futuri iracheni e algerini. Delegazioni svizzere, iugoslave, sovietiche, ecuadoriane, francesi, indiane e spagnole si avvicendano alla Scuola per rendersi conto dell'organizzazione. Nell'aprile del '75 la Scuola organizza, per turno, l'annuale raduno dei Paesi alpini, giunto alla decima edizione, con la partecipazione di delegazioni dell'Austria, Francia, Germania e Svizzera, Cinque giorni di serrata attività scialpinistica sulle montagne più alte d'Europa, culminante in una interessante esercitazione ad alta quota, con terreno fortemente innevato nella zona del Monte Fallere, da parte di un plotone di sciatori di Courmaveur e La Thuile portati in zona con elicotteri, a dimostrazione delle mutate possibilità di azione in montagna.

Gli elicotteri da trasporto del 545° Squadrone arrivarono alla Scuola nel 1971. Da allora hanno all'attivo oltre novemila ore di volo (con interventi anche in Friuli), più di duemila operazioni dì soccorso, una medaglia d'argento al valor civile ed altri importanti riconoscimenti. Evidentemente il progresso della motorizzazione e l'affermarsi di questi mezzi eccellenti e rapidi nei loro interventi hanno costretto al riposo un elemento, fino ad ieri fondamentale, dell'iconografia alpina: il mulo. Il Battaglione Aosta, che con il Battaglione Esploratori è parte fondamentale e integrante della Scuola, ne conserva ancora dodici, nelle scuderie della caserma Testafochi. In vista delle celebrazioni dei cinquant'anni la loro "dolce vita" è però finita. Riprendono, affardellati, la via delle montagna. Potranno essere utili come un tempo, qualora le emergenze, accompagnate da condizioni proibitive di visibilità, non consentissero il volo degli elicotteri. L'"Aosta" e I "Esploratori" si muoveranno con una sicurezza in più quando, il prossimo anno, le cime del Monte Bianco verranno scalate a ranghi compatti, dagli uomini dei comandanti Stella, Pelazza, Laudani e BonvicinI.

Ambrogio Lucioni

 

  Un alpino in addestramento su roccia nella palestra del Comando della Scuola Militare Alpina di Aosta intitolato al Duca degli Abruzzi, e al generale Cantore.

Alpini del Battaglione Allievi ufficiali di complemento sbarcano dall'elicottero nel vallone Chaz Dura, a 2500 metri nell'ambito dell'operazione "Rododendro 83".

 

Alpini nella piazza Chanoux di Aosta presentano le armi al comandante della Scuola, gen. Luigi Cappelletti, per la cerimonia di commiato dei cadetti dell'Accademia militare di Modena che hanno ospitato.

L'operazione sul ghiacciaio è terminata, un gruppo di alpini scende al rifugio, dove passerà la notte.

Un alpino affardella un mulo (sono ormai solo dodici in servizio) nella caserma Testafochi, per la marcia settimanale; dopo anni di inattività anche i muli tornano in montagna.

Allievi dell'Accademia di Modena al rifugio Deffeys prima del "rompete le righe".

Alpini e cadetti sulla cima del Ruitor.

Dopo il rancio, una breve sosta per lavare la gavetta nel laghetto vicino al rifugio.

Alpini dei Battaglioni Aosta ed Esploratori accompagnano gli allievi di Modena sul ghiacciaio del Ruitor.

Un'aula della SMALP