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Autore:
Filippo Pavan Bernacchi
Il
primo e unico ROMANZO ambientato nel IV Corpo d'Armata
Alpino.
"Si
legge tutto d'un fiato!"
("Nardo" Caprioli, Presidente dell'A.N.A. dal 1984 al
1998)
"E'
un'opera significativa."
(Emanuele Principi, autore di "460 all'alba")
"E'
da sbavo!"
(Guido Fulvio Aviani, autore di "COMANDI!")
Aosta.
Italia settentrionale. Un manipolo di uomini chiamati
AUC sfida ogni giorno mille insidie per prepararsi a diventare
ufficiali del glorioso Corpo degli Alpini. Ma solo pochi
di loro ce la faranno. Ed ecco che Francesco, il protagonista,
si trova in addestramento formale sotto un sole a picco,
o a sbalzare nella cacca, o a fare un attacco a fuoco
con due metri di neve. Francesco usa il Garand, il FAL,
l'MG, lancia le SRCM; spara al poligono, sbalza, bestemmia
punito in caserma, studia in camerata per prepararsi agli
accertamenti. Il tutto senza dimenticare l'amicizia, i
trabocchetti, la sofferenza, l'odio verso "certi ufficiali",
l'amore per il cappello alpino.
Questo
libro è, in definitiva, un grande affresco della vita
nell'Esercito Italiano alle soglie del nuovo millennio.
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Presentazione
del libro avvenuta il 24 ottobre 1998 a Bolzano presso
il Comando Truppe Alpine, già IV Corpo d'Armata Alpino.
Da sinistra: capitano Leonardo Caprioli, tenente Filippo
Pavan Bernacchi, brigadier generale Paolo Malara (Capo
di Stato Maggiore).
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BOTTA
E RISPOSTA CON L'AUTORE
(intervista a cura del Dottor Roberto Onice)
<
Perché ha deciso di romanzare proprio un corso AUC? >
<
Innanzi tutto perché l'ho vissuto in prima persona, quindi
ne ho una conoscenza profonda; poi perché gli allievi,
in quanto tali, sono considerati meno degli escrementi
di bovino aostano, infine, perché un corso AUC altro non
è che l'estremizzazione di una anno di naia in un battaglione
operativo, concentrata in cinque mesi. >
<
A chi si rivolge il suo libro? >
<
Agli ufficiali, in prima persona (anche quelli delle altre
armi, che hanno vissuto un'esperienza analoga), agli alpini
(che troveranno molti parallelismi e capiranno tante cose
sui comportamenti dei loro comandanti), e, in generale,
a chiunque abbia svolto il servizio militare. >
<
A tal proposito, quanto conta il grado dopo il congedo?
>
<
Dopo il congedo non ci sono più sergenti, tenenti e colonnelli,
ci sono solo alpini. Alcuni con la a minuscola, altri
con la A maiuscola; e questo, mi creda, indipendentemente
dal loro grado. >
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Cartolina
inviata da Mario Rigoni Stern, autore de IL SERGENTE NELLA
NEVE, a Filippo Pavan Bernacchi.
Oggetto:
LA PENNA DELL'AQUILA.
Asiago, 2 gennaio 1999
La ringrazio per La Penna dell'Aquila che mi ha riportato
in Val d'Aosta, alla Scuola, dopo più di 60 anni!
Cordialmente.
Mario
Rigoni Stern
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Ed
ora un piccolo assaggio del romanzo LA PENNA DELL'AQUILA:
Francesco si svegliò di soprassalto. Un baccano infernale
sovrastato, di tanto in tanto, da ordini urlati, proveniva
dall'esterno. La camerata era ancora immersa nel buio.
Andò in mutande alle finestre, dove si rese conto che
si trovavano già tutti i suoi compagni. All'appello ne
mancavano due: Carlo, che continuava a dormire beatamente,
e Marco, che era di guardia. All'esterno si intravedevano
delle ombre che correvano avanti e indietro per il piazzale.
<< Che ore sono? >> chiese Francesco, poiché il suo orologio
era appeso alla spalliera del letto. << Le cinque e trenta
>>, rispose Silvio dopo aver premuto il tasto d'illuminazione
del suo orologio al quarzo. << Torniamo a dormire. E'
solo la seconda che si sta preparando per andare a La
Thuile. Mi hanno riferito che si fermeranno là una settimana
intera, devono fare l'attacco a fuoco con i colpi veri.
>> Angelo parlava con cognizione di causa; la notizia
gliela aveva data niente meno che suo padre. Il gruppetto
tornò in branda e, nonostante il bordello proveniente
dall'esterno, tutti ripresero sonno. Alla Scuola bisognava
subito acquisire quella particolare capacità di addormentarsi
in qualsiasi situazione, praticamente a comando, altrimenti
era finita. Alle sei e trenta, quando fu data la sveglia,
la seconda compagnia era allineata e coperta davanti alle
camerate della prima. I tenenti stavano presentando la
forza al capitano quando, a sorpresa, giunse il colonnello
Panzo. Cavallini era visibilmente contrariato da quell'improvvisata,
ma riuscì a nascondere i suoi sentimenti abbastanza bene
quando presentò, a sua volta, la forza al superiore. <<
Seconda compagnia allievi ufficiali del 139° corso; sono
presenti sei ufficiali e novantacinque allievi ufficiali.
>> Il capitano aveva un atteggiamento molle e svogliato
ogni volta che si trovava al cospetto di Panzo. Era una
delle mille cose che mandavano in bestia l'alto ufficiale
e il subordinato lo sapeva perfettamente. << Vada ad inquadrarsi
>>, ordinò tagliente il colonnello. Cavallini girò su
se stesso e prese posto all'interno dello schieramento.
Tutti gli allievi della prima compagnia sbirciavano da
dietro le finestre, mentre erano intenti a vestirsi o
a sbarbarsi. Si percepiva che sarebbe successo qualcosa
e nessuno voleva perdersi lo spettacolo che, per una volta,
non li vedeva protagonisti. Panzo partì per la tangente
con un classico discorso di stecca, logoro e preconfezionato.
Parlò dell'importanza dell'addestramento, e in particolare
dell'attacco a fuoco, in cui la seconda, sarebbe presto
stata impegnata. Gli allievi inquadrati erano carichi
come muli, con lo zaino alpino stracolmo sulla schiena
e l'arma appesa alla spalla destra. Erano immobili come
statue di cera, nessuno voleva fare sfigurare il proprio
comandante davanti al colonnello. Gli sguardi fieri e
sicuri, di chi tra breve sarebbe stato nominato ufficiale,
erano rivolti all'infinito.
<< Ora, senza ulteriori indugi,
è venuto il momento di rivelarvi il motivo della mia presenza
qui. Sono venuto a controllare se gli insegnamenti della
Scuola fanno parte del vostro bagaglio mentale. >> Ecco
la frase che precedeva la tempesta. Dove voleva andare
a parare? La risposta non si fece attendere. << Compagnia,
ri-poso! >> Il colonnello cominciò a passeggiare avanti
e indietro scegliendo con attenzione la sua vittima. <<
Lei! >> urlò a bruciapelo ad un AUC della prima fila,
che scattò come una molla sull'attenti. << Comandi! Allievo
ufficiale Carlo Lupetini, seconda compagnia, secondo plotone,
terza squadra, fuciliere bar. >> Il colonnello lo osservò
per qualche attimo con attenzione. Era difficile trovare
qualche cosa fuori posto in quell'allievo. Uniforme immacolata,
anche se logora per l'addestramento e i continui lavaggi,
scarponi lucidissimi con borchie non imbrattate dal lucido
da scarpe, sguardo fiero ed incazzato. Soprattutto incazzato.
<< Appoggi lo zaino a terra e mi faccia vedere il contenuto.
>> Il sangue dal viso di Lupetini defluì come d'incanto.
Lo sguardo si perse come a cercare aiuto. Ma nessuno poteva
evitare quello che stava per accadere. Un movimento impercettibile
percorse tutta la compagnia, come un'onda del mare appena
accennata che s'infrange sul bagnasciuga. Dopo essere
tornato sul riposo, come prevedeva il regolamento, l'allievo
si tolse il pesante fardello dalle spalle e lo depositò
con delicatezza ai suoi piedi, cercando di posticipare
il più possibile il momento della verità. << Apra la tasca
destra >>, incalzò il colonnello, mentre estraeva un biglietto
piegato in quattro da un taschino della mimetica. Le sue
parole si udivano chiarissime, nel silenzio totale. Duecento
militari, tra quelli che erano schierati e gli spettatori
di frodo, trattennero il fiato. L'allievo svolse il rotolino
e guardò, dal basso verso l'altro, il comandante di battaglione.
<< Estragga il contenuto. >> Lentamente Lupetini iniziò
a tirare fuori, uno per volta, gli oggetti racchiusi nella
tasca. C'erano un paio di mutande, dei calzini bianchi
di cotone, un set da cucito, del nastro adesivo, del fil
di ferro e altro ancora. Panzo attese impaziente che l'ultimo
oggetto fosse depositato al suolo controllando, di tanto
in tanto, il suo foglietto; poi, con movimento fulmineo,
s'impadronì delle mutande bianche e le sollevò sopra la
testa, per poi farle cadere a terra con un gesto teatrale.
<< Ha mai sentito parlare di un ordine prestabilito per
affardellare lo zaino? >> L'allievo si rialzò e si rimise
sull'attenti. << Signorsì! >> << E' un vero record, complimenti.
Lei non ha un solo oggetto in quella tasca che coincida
con l'ordine permanente. Stia punito! >> << Signorsì.
>> << E' questo che insegna ai suoi uomini capitano? >>
chiese l'alto ufficiale guardandosi le punte delle scarpe,
per umiliarlo ulteriormente. << Signornò. >> << Allora
è un caso isolato? >> La trappola era completa, qualunque
risposta avesse dato, a questo punto, sarebbe risultata
sbagliata. Il capitano lo sapeva, ma rispose con decisione:
<< Signorsì. >> Un sorriso di vittoria comparve sul volto
del colonnello. << Uno, due, tre, quattro e cinque. >>
Accompagnò il conteggio indicando con il dito indice cinque
allievi in prima fila. Gli interpellati si misero sull'attenti.
<< Appoggiate gli zaini a terra e aprite la tasca centrale.
>> Panzo era partito in quarta. Non appena tutti ebbero
eseguito, riprese a parlare: << Ora faremo un giochino.
Io vi dirò uno per volta gli oggetti contenuti in questa
lista, e voi me li farete vedere. >> L'agonia durò cinque
minuti in un crescendo d'urla. Verso la fine Panzo, paonazzo,
inveiva contro tutto e tutti. Un paio di volte perse perfino
il filo del ragionamento. L'inventario aveva dato un esito
disastroso; non solo gli zaini non contenevano il materiale
nell'ordine prestabilito, ma c'erano un'ira di Dio di
oggetti fuori ordinanza: bottiglie d'alcolici e superalcolici,
riviste pornografiche, alimentari, medicinali. Anzi, apparve
chiaro che il tutto era stato riposto nella confusione
più totale. Evidentemente la seconda non era mai incappata
nel controllo degli zaini da parte dei propri ufficiali
o forse, dato che erano verso la fine, gli allievi si
sentivano al sicuro, al riparo da quel tipo di ispezione.
L'apice dell'incazzatura Panzo la raggiunse quando un
allievo depositò un rotolo di carta igienica in terra.
Il colonnello non ci vide più dalla rabbia. << Perfino
la carta igienica vi portate via. Animali! Avete paura
di dover cagare lungo il percorso? Mi fate pena. Voi sarete
chiamati a dare l'esempio ai vostri uomini. Ma quale esempio
del cazzo? Il giorno in cui, forse, alcuni di voi verranno
nominati sottotenenti, sarà un momento infausto per le
Truppe Alpine. >> Con un calcio degno di un professionista
fece volare nel cielo la carta che si srotolò per una
trentina di metri. I contenuti degli zaini in terra, le
urla e la corsia di carta igienica contribuivano a dare
una visione apocalittica della scena. Com'era venuto Panzo
se ne andò, lasciando la compagnia anziana nella disperazione
più totale.
Quando fu sicuro che il colonnello non sarebbe
più tornato il capitano riprese il comando e, in breve,
gli allievi si ritrovarono armi e bagagli sui camion che
li avrebbero trasportati a destinazione.
Credo
che questo pezzettino ti abbia fornito una piccola idea
del contenuto dell'opera, che è di oltre 500 pagine
Questo libro è pubblicato da Bellavite Editore,
e verrà venduto anche via Internet. SI PRECISA CHE QUESTA
NON E' ASSOLUTAMENTE UN'OPERAZIONE COMMERCIALE, MA SOLO
UN ATTO DI AMORE DI CHI AMA SENZA CONDIZIONI LA PENNA
NERA (LA PENNA DELL'AQUILA).
CONCLUDENDO:
Ti interessa questo romanzo? Il prezzo è di lire 29.000
(cui andranno aggiunte le spese postali); gli eventuali
utili vengono versati in beneficenza. PER ORDINARLO
PUOI INVIARE UNA E-MAIL direttamente all'autore:
filippo140@yahoo.it
indicando
il nome, cognome, indirizzo completo di CAP e, se vuoi,
numero di telefono. OPPURE PUOI INVIARE UN FAX ALLO 049/9701609
(indicando gli stessi dati)
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