DNA ALPINO

L'opera



"... Buoni e semplici come eroi e fanciulli; audaci e prudenti come soldati di razza; robusti, resistenti come il granito dei loro monti; calmi, sereni come pensatori o filosofi; col cuore pieno di passione malgrado la fredda scorza esteriore, al pari di vulcani coperti di ghiaccio e di neve; tali apparvero nell’Alpe nostra, gli alpini d’Italia…"

Cesare Battisti

 

"Alla fine mi sono trovato con il libro chiuso tra le mani e nel cuore tante storie, grandi e piccole, tutte uguali, per certi versi, ma tutte profondamente differenti.
Ed allora ho compreso che non si trattava di un altro libro sulla SMALP, ma di un libro sulla incredibile avventura della naia alpina, sul suo significato profondo, su quello che a tutti noi ha lasciato nell’anima rendendoci, in ogni caso, uomini migliori."

Corrado Perona, ex-Presidente A.N.A.

 

DNA Alpino non è "un altro" libro di racconti ed annedoti ambientato alla SMALP di AOSTA. DNA Alpino è un lavoro che presenta, seguendo un criterio rigorosamente cronologico, ben 68 anni di vita alpina raccontati dai protagonisti, dai preparativi per la seconda guerra mondiale fino alla realtà quotidiana dell'Iraq; dalla SMALP ai reparti fino ai teatri operativi sparsi per il mondo.

 

 

Progetto grafico di Francesco "Franz" Rivoira

 

 

Caratteristiche



La caratteristica principale è, come abbiamo detto. la precisa collocazione temporale degli interventi.

Ciascun periodo viene introdotto ricordando il contesto politico e culturale dell'epoca, i cambiamenti occorsi alla SMALP e nell'Esercito Italiano relativamente alla organizzazione e all'equipaggiamento.

Perchè questo titolo ? diamo la parola a Peter Disertori:

"...nella naja alpina esiste un qualcosa, una costante, che annulla i confini politici ed etnici, che rende ininfluente la lingua o il dialetto parlato, che va ben oltre i gradi e le specializzazioni e che, soprattutto, annienta gli spazi temporali.

Ed è proprio questa caratteristica persistente che si identifica in una sorta di gene, un gene alpino, un DNA spirituale. Un “DNA Alpino” appunto che, spontaneamente, è anche diventato il titolo di questo libro. Un motto in grado di spiegare, in una battuta, cosa unisce, non solo gli autori, ma gli Alpini stessi, perché le loro gesta sono diventate storia, e le loro storie: leggenda."

La copertina svela subito un'altra peculiarità del libro: il logo dell'Associazione Nazionale Alpini , concesso per la prima volta ad un' opera di questo genere, testimonia l'interesse dell'ANA per questa operazione e gli impegni sottoscritti dai coordinatori di DNA Alpino per quanto riguarda la destinazione degli utili.

Corrado Perona, Presidente Nazionale A.N.A., apre il libro con la sua prefazione.

Le testimonianze di Mario Rigoni Stern e dei "ragazzi di Aosta '41" ci portano immediatamente all'epoca della seconda guerra mondiale; questa sezione da sola basterebbe a formare un libro e segna la differenza tra DNA Alpino ed altre opere di sapore militare.

Ricordiamo inoltre i disegni dell'artista Guido Vedovato, espressamente prodotti per DNA Alpino.

Guido Vedovato, "Ufficiale di picchetto" - carboncino e matita su carta

 

 

Autori

 

DNA Alpino è nato dai gestori della lista smalp.it.

 

Marco Di Pietro Fotografia e comunicazione
Peter Disertori Piano generale dell'opera e quadro storico
Aldo Maero Presidente e relazioni esterne
Filippo Pavan Bernacchi Editor

 

 

Alcuni degli autori di DNA Alpino:



Giorgio Battisti generale in servizio
Mainardo Benardelli diplomatico
Leonardo Caprioli medico, ex-presidente A.N.A.
Nelson Cenci scrittore, reduce
Cesare Di Dato generale in congedo, giornalista
Carlo Gobbi giornalista
Gianfranco Pellegrini ingegnere, reduce
Nilo Pes scrittore, reduce
Bruno Pizzul giornalista
Mario Rigoni Stern scrittore, reduce
Carlo Vicentini dirigente, reduce

Incontro con Mario Rigoni Stern

 

Sabato pomeriggio (4-11-2006 NdR) alle ore 15.00 ho avuto il piacere di incontrare nuovamente Mario Rigoni Stern. Stava lavorando in giardino, con tanto di guanti e cesoie. Mi ha ricevuto rudemente, come è sua abitudine. Appena gli ho consegnato una copia di DNA Alpino si è tolto i guanti e mi ha fatto accomodare su una panchina al sole.

Abbiamo parlato a lungo del libro. Gli è piaciuto molto: carta, copertina, disegni, fotografie. Lo esaminato a fondo, con occhio professionale. Ci ha fatto un sacco di complimenti e, se l'hai conosciuto, sai che non è uomo da complimenti facili. Ha insistito per scrivere una dedica a tutti gli autori su una seconda copia del libro, che poi mi sono portato a casa.

In allegato la copia della dedica che così recita:

Asiago IV Novembre, 2006. A Filippo Pavan e agli autori di questo Dna Alpino, con i rallegramenti e i complimenti dal vecio ottantacinquenne. Mario Rigoni Stern, già della 103 alpieri".

Poi siamo passati a parlare di guerra, della ritirata di Russia. Ad un certo punto mi è uscito fuori che in un sol giorno la sua compagnia ha perso più alpini che durante tutta la Prima Guerra Mondiale, e che la compagnia in questione è stata impiegata anche nell'Altipiano di Asiago. E' allora che mi ha guardato forse per la prima volta e mi ha fatto i complimenti per la mia preparazione.

Non pensava che un giovane, per quanto possa esserlo uno di quarant'anni, potesse essere ferrato su questi argomenti. Abbiamo poi parlato della sua Medaglia d'Argento al Valor Militare rilasciata sul campo in terra di Russia. Gli ho chiesto perché nelle sue biografie ufficiali non ne trovo menzione. Lui mi ha spiegato che non ha voluto pubblicizzarla come ha fatto con altre 3 medaglie ricevute. Inoltre mi ha raccontato di essere stato promosso sottotenente per meriti di guerra.

 

Filippo Pavan Bernacchi

 

 

Anteprima

 

Nelson Cenci

"Solo dopo 50 anni, quando quegli uomini un tempo nemici sembrava fossero divenuti desiderosi di pace e di fratellanza, su un elenco di soldati sepolti in Russia ho trovato il nome di Alberico ed ho sperato che la pietà degli uomini avesse messo accanto alla sua croce un fiore. Ho provato allora come grandi, immensi possono essere i dolori e come essi spesso si portino via parte della nostra vita."

 

Nilo Pes

"La notte era tiepida e per lungo tempo indugiammo davanti alle tende, gli occhi alle stelle, il cuore lontano. Improvvisamente, da laggiù, dal buio, ecco arrivare le note di una tromba spandersi nell’ampio silenzio delle valli e su per i monti. Fummo subito allarmati: era proibito ogni rumore, figurarsi quella tromba. Era proibito, ma il trombettiere continuò a suonare: era una sfida, un appello, un messaggio."

 

Carlo Vicentini

"Un giorno di gennaio del 1941, scesi dal treno ad Aosta insieme ad un gruppo di coscritti della classe del ‘21. Mi ero laureato due mesi prima e quindi non potevo più rinviare il servizio militare, ma anche parecchi ragazzi del mio gruppo erano universitari ai quali Mussolini aveva tolto la possibilità di continuare gli studi. “Tutti sotto le armi” e chi aveva un diploma o frequentava l’università doveva fare l’ufficiale. Era una mattinata gelida e c’era neve ovunque, ma non si respirava quell’aria pulita che di solito c’è in montagna: sospeso a mezz’aria c’era infatti il fumo ed il puzzo delle ciminiere della Cogne."

 

Gianfranco Pellegrini

"Incomincia la naia vera. Mi assegnano un moschetto, anno di fabbrica 1913, che spara da tutte le parti tranne che dritto. Vedo per la prima volta i muli che diventeranno preziosi alleati. Il primo giorno mi tocca lavare tre gavette di un anziano che mi chiama benevolmente 'giuvo'."

 

Leonardo Caprioli

"Sono tornato tante volte ad Aosta ed ho rivisto quella caserma dove migliaia di ragazzi, tra i quali mio figlio Marco, sono diventati degli uomini e, con la nostalgia nel cuore, per quei meravigliosi vent’anni che non torneranno più, ho pensato a tutti quelli che erano con me e che la guerra non ha più restituito alle loro famiglie e alle loro case. Prepotentemente una lacrima si è fatta largo sul mio viso anche se il capitano Lamberti ci aveva insegnato che: 'Gli Alpini non piangono mai' ."

 

Cesare Di Dato

"Merano 1956.
All’epoca ero tenente di primo pelo, comandante di compagnia. Un giorno, non so per quale motivo, incappo in un altrettanto giovane sergente che, secondo me, non aveva eseguito alla perfezione un mio ordine. Glielo faccio rilevare e inizia una discussione. Perdo la pazienza e urlo due frasi per imporre la mia volontà. Il sottufficiale si pone sugli attenti e mi dice a bassa voce: 'Signor tenente, non si deve arrabbiare, può dirmi le stesse cose in tono moderato'. "

 

Bruno Pizzul

"Ricordo invece che il ringhiante capitano Riccio minacciò di bollarmi con l’anatema RAM, ridotta attitudine militare, sulla scheda personale se non avessimo battuto la squadra degli Allievi Sottufficiali negli accesissimi tornei di pallavolo e pallacanestro. Per fortuna ci andò bene ed evitai l’onta di quella fatale nota. La giusta punizione carceraria e la minaccia RAM mi indussero da lì in avanti a più congrui comportamenti, anche se ebbi un altro duro scontro con Riccio alla palestra di roccia del Castello dove ci insegnavano ad arrampicare. Roba nuova per me. La prima volta, bene o male, arrivai fino in cima, ma poi, quando si trattò di scendere a corda doppia, mi piantai fermo sul ciglio, più testardo di un mulo testardo. "

 

Carlo Gobbi

"La domenica qualcuno veniva a chiedermi: 'Posso mettere il tuo nome al posto del mio, tanto ci sei già in tabella.' Licenza? Una sola. Ricordo ancora quando varcai il cortile della vecchia Gazzetta di via Galilei andando a trovare i colleghi, di passaggio da Milano prima di rientrare ad Aosta. Quanto mi sentii alpino e con quale orgoglio portai quel buffo cappello stile ottocento da tutti: giornalisti, fattorini, impiegati, tipografi, ammirato con invidia. Perfino il direttore, il terribile Gualtiero Zanetti, detto il maresciallo, classico burbero dal cuore d’oro, un passato da ufficiale di Marina, mi aveva accolto con simpatia, sorridendo e guardando quel cappello che inalberavo con tanta fierezza."

 

Aldo Maero

"Sto parlando di Papà Marcel. Per chi passa da Aosta una semplice mescita di vini, oggi si chiamerebbe enoteca, per gli allievi ufficiali di tutte le epoche quasi una seconda casa, un vero e proprio rifugio dove riunirsi e scaricare le tensioni e le fatiche della giornata. Papà Marcel era un amico. Troppo facile etichettarlo un secondo padre che non si limitava a vendere vino, anche se lo faceva alla grande! Papà Marcel aveva sempre una parola di conforto e una mano sulla spalla. "

 

Massimo Francini

"Quel sabato, io e Domenico ci eravamo allenati per tutta la giornata con la presentazione. Tre passi decisi, arresto tipo ginnasta che arriva a terra in perfetto equilibrio dopo il salto mortale, sbatacchiata di tacchi, il più forte possibile e, contemporaneamente, con mossa fulminea, portare la mano destra alla tesa del cappello. Pollice rigorosamente imboscato, sguardo fiero ed incazzato, con pupille ben dilatate, rivolto dritto negli occhi del “gallonato” di turno. Inserimento del disco e via con la presentazione: 'Comandi! Allievo ufficiale…' Quando andava bene con i tre passi ci si incasinava con lo sbatacchiamento dei tacchi. Quando si sbatacchiavano bene i tacchi ci si imbrogliava con il saluto. E avanti, ripetere, daccapo. E sbatacchia, presentati e urla e risbatacchia i tacchi, insomma, alla fine non ne potevamo più. "

 

Chicco Gaffuri

" 'Allievo, stia punito!' gli disse alzando appena il tono della voce 'Prenda il suo materasso e vada a dormire in cella. Si presenti all’ufficiale di picchetto.' 'Ma non è lei l’ufficiale di picchetto?' chiese timidamente il malcapitato. 'Siamo in due.' La risposta fu tanto pronta e determinata da non lasciare il minimo spazio ai dubbi o ai commenti. Il poveretto, materasso in spalla e orecchie basse, si avviò al corpo di guardia a ricevere la punizione peggiore: dormire all’Hotel Bristol, come chiamavamo la cella. Lo accolse stupito il vero ufficiale di picchetto. 'Allievo, cosa fa lei col materasso in spalla?' 'Mi ha punito l’ufficiale di picchetto.' 'Ma l’ufficiale di picchetto sono io.', fu la risposta secca. 'Non lei.', disse l’allievo. 'L’altro.' 'Ah, l’altro.', disse con tono beffardo l’ufficiale, che aveva capito al volo come stava la faccenda. 'Andiamo a trovarlo.' "

 

Sandro Balliano

" Per andar 'su pe’ i monti' bisogna sempre avere in tasca una lama affilata, leggera e sicura, che ti permetta di far legna, di incidere, che galleggi, ossia un attrezzo che ti segua sempre. Quando mi resi conto che nella dotazione militare non vi era un coltello, un coltello degno di questo nome, mi procurai immediatamente un “Opinel n. 10”. Ben presto anche i miei compagni di camerata arrivarono alla stessa conclusione. Qualcuno aveva avuto l’imbeccata da parte di un padre della Seconda, altri avevano compreso le sue potenzialità. In pochi giorni tutti erano dotati di un Opinel come il mio."

 

Peter Disertori

" Imprecando e borbottando cose orrende ci recammo, sempre di corsa, in cortile per adempiere al nostro nuovo incarico. Ramazza in mano, stavamo infilando le ultime foglie nel bidone, quando un’ombra si parò davanti a noi. Eravamo così presi dal nostro lavoro che non c’eravamo nemmeno accorti che la piazza d’arme s’era svuotata e che regnava un silenzio innaturale. Alzai lo sguardo ed intravidi una minuscola figura di uomo con penna bianca e fregio argentato sul cappello. Scattai sull’attenti. Lasciai la scopa appoggiata al bidone per evitare di fare un presentat’arm con la stessa, cosa che invece riuscì perfettamente al buon Granulo.."

 

Marco Di Pietro

" Non avere neanche il tempo di salutare gli amici, raccogliere in fretta tutto il materiale e presentarsi alla compagnia comando per prendere servizio con il grado di caporale. Uscire per l’ultima volta dalla palazzina, tra il silenzio imbarazzato di quelli che, fino a pochi minuti prima, erano tuoi colleghi. Incrociare i loro sguardi e capire che non vogliono nemmeno sfiorarti, come se un semplice contatto potesse contaminarli. Mors tua vita mea. Dover telefonare a casa e spiegare ai genitori e alla ragazza che non c’è l’hai fatta, che hai deluso le loro aspettative ed interrotto forse una lunga tradizione familiare di ufficiali effettivi o di complemento. Ed infine passare da Safina, il negozio di articoli militari attiguo alla caserma, e rinunciare mestamente alla sciabola ed al Bantam che avevi ordinato e non ancora ritirato per pura scaramanzia."

 

Luca De Paris

" Quelle giornate, quei momenti, quel sentore di casermaggio, quei suoni, quel 'trovar lungo', ritornano a vivere in un’esplosione di colori. Stenti a crederci, ti rivedi lì e il capitano sta per partire in testa, con il passo veloce che tronca il fiato. Quando, molte ore, e molti chilometri dopo, la marcia finisce, ti rendi conto che hai sputato lacrime, sangue e sudore ma che: ce l’hai fatta; non hai mollato; hai superato tutti i tuoi limiti fisici e mentali. È allora che Zampa prende la parola e spiega qual’è il modo per vincere ogni sfida. 'Oggi mi siete piaciuti.' A vederlo non sembra neanche sudato. 'Mi siete piaciuti perché vi siete attenuti alla prima regola degli Alpini che devono: “Soffrire con gioia”. Questo è il segreto. Se saprete soffrire con il sorriso sulle labbra nulla vi potrà mai fare paura. Ricordatevelo.' ."

 

Simone Brazzoli

" I 3 Chinook, in formazione a freccia, viaggiavano a 200 chilometri orari con i portelloni aperti. Il DL, maresciallo Bissoli, mio caro amico, mi diede una pacca sulla spalla e mi spinse verso il portellone aperto. Controllammo così, insieme, la zona di lancio. A quel punto urlò: 'Prepararsi al lancio!' Seguito da: 'Cinque minuti al lancio.' Come macchine ben addestrate girammo ognuno di 180° per controllare l’equipaggiamento, la fune di vincolo ed eventuali legacci non fissati bene, del compagno che ci seguiva. 'Pronti al lancio!' "

 

Mainardo Benardelli

" In quest’occasione l’Ambasciatore era sinceramente turbato. 'Bisogna rifletterci', aggiunse, 'poiché questo caso rafforza la mia convinzione che nessuno possa comprendere, intendo in maniera profonda e razionale, i pensieri di qualcun altro. Mi spiego: non è possibile che un giovane preparato, di bell’aspetto, colto e simpatico, dopo un anno di servizio qui da noi, in un Ministero di tradizione e prestigio, dove ancora aleggia una certa impronta sabauda, dove la gente farebbe carte false pur di essere invitata a prendere un caffè, decida tutto a un tratto di arruolarsi e tornare a trascorrere una quarantina di giorni sulle Alpi, fra gente rozza e bestioline esotiche. Insomma, quel giovane mi sconcerta e mi procura, al tempo stesso, un difficile dilemma. Che debba espellerlo quando rientra dal richiamo? È infatti chiaro che un caso simile non si è mai visto e credo non sia un bene per noi.' "

 

Luigi Neirotti

" Mi metto alla macchina da scrivere e predispongo una lettera di trasferimento:

D’ordine dello Stato Maggiore dell’Esercito
Roma
PERSMATRICOLA

Causa esigenze operative, la S.V. è trasferita al battaglione Tolmezzo della brigata Alpina Julia, sede corrente in Paluzza (prov. UD). Dovrà trovarsi alla sua nuova destinazione entro 24 ore dal ricevimento della presente.

Firmato: il Capo di Stato Maggiore del IV Corpo d’Armata Alpino.

Invento una firma, preparo una busta gialla, imbusto il tutto. "

 

Franz Rivoira

" Lanoi Diego, incarico 21A, ovvero: conducente muli. Rialzo gli occhi e vedo arrivare questo ragazzone bianco e rosso, una faccia schietta e larga da montanaro, mani grandi come due pale e ruvide come una lima. Sembra uscito da un dipinto dell’Ottocento. E invece è un mio alpino del 1985. 'Lanoi, non si dice capo, si dice signor tenente.' 'Sì, capo.' 'Lanoi, sai cosa dovrai fare in quest’anno di servizio militare?' Mi guarda con un’aria diffidente. 'Dovrai occuparti dei muli.' 'El mul?' 'Sì, Lanoi, i muli.' Un largo sorriso rivela qualche dente mancante. 'Di’ capo, ma quando mi danno el me mul?' 'Quando sarai a Malles Venosta.' "

 

Gian Mario Gri

" Quella del “volontario” alla Smalp, come del resto in tutto il mondo militare, è sempre stata una figura controversa. In genere quando si presentava la necessità di reclutare dei 'volontari' per i lavori più umili e faticosi, o per improvvise sopraggiunte necessità, l’ufficiale di servizio era solito rivolgersi alla compagnia schierata in adunata, magari prima di una delle non numerose, agognate, libere uscite, ponendo le domande più fantasiose.

'Chi sa parlare bene l’inglese ?'
'Qualcuno sa battere a macchina ?'
'C’è qualche avvocato ?'
'Chi ha mai giocato a rugby ?'
'Chi ha la morosa ? '

Insomma, in questi frangenti la fantasia del 'richiedente' spaziava liberamente. Il malcapitato che avesse l’ardire di alzare la mano, orgoglioso di avere le caratteristiche richieste, era immediatamente considerato “volontario” e indirizzato al servizio. "

 

Paolo Zanlucchi

" È quasi mezzanotte al Morbegno, una sera fredda come lo sono quelle di metà ottobre a Vipiteno e che fanno presagire un inverno rigido.

Sono tirato a lucido, fiero nella mia diagonale delle grandi occasioni, la fascia azzurra, la fedele sciabola al fianco.

Accanto a me gli altri quattro sten del 128° che, senza dire una parola, salgono la grande scalinata che porta alla mensa. Ci mettiamo sulle scale formando una “V” rovesciata, non un rumore. La notte improvvisamente viene illuminata dai fari di tre automobili disposte a ventaglio sul piazzale antistante. "At-tenti!" ordina una voce da dietro una macchina. Un solo colpo, quante volte avevamo ripetuto quel gesto.

Dall’altoparlante partono prima in modo un po’ stridulo, poi sempre più nitide, le note del silenzio fuori ordinanza.

Solo in quel momento mi rendo conto che ci sono mille occhi alle finestre che ci guardano, che mi guardano.

Nessuno parla, un battaglione e non un fiato.

Provo con la mente ad immaginare i volti dei miei Alpini della 44a compagnia muti, ammassati alle grandi finestre che danno sul cortile interno della caserma Menini. So che mi osservano come mi osservavano durante le varie fasi dell’addestramento per ricevere un’indicazione, un incoraggiamento, qualche volta un sacrosanto cazziatone o solo per vedere se lo sten scoppiava prima di loro. "

 

Filippo Pavan Bernacchi

" Un fascio di luce esplorò l’aiuola e si fermò sulla sua faccia. 'Non ti muovere!' Il clac-clac di un otturatore che si apriva e si chiudeva echeggiò nell’aria. Qualcuno aveva caricato un’arma, probabilmente una pistola. 'Chi va là ?' L’uomo vitruviano, col potente fascio di luce puntato negli occhi, non riusciva a vedere nulla. Si alzò a sedere portandosi una mano sul viso per avere un po’ di tregua. 'Sono... Mario Rossi.' 'Ma è impazzito ? Si presenti come le hanno insegnato !' ringhiò l’altro, attento a non alzare la voce. 'Comandi! Allievo ufficiale Mario...' 'Non ci si presenta da seduti! Si schiaffi sull’attenti, per Dio!' Mario scattò in piedi e scimmiottò un’attenti. Sull’aiuola, in ciabatte e pigiama azzurro, era proprio ridicolo. 'Comandi ! Allievo ufficiale Mario Rossi, Prima compagnia, primo plotone, seconda squadra, ottava camerata, quarto letto a destra, fuciliere bar. Comandi !' "

 

Marco Festini

" 'Arma base, bomba alla volata, attenzione. Fuoco!' La prima volta che senti partire una bomba di mortaio ti tremano i polsi e il cuore va a mille, accelera sempre più per i secondi, tanti, troppi, di traiettoria in volo fino al rombo lontano dell’esplosione. La prima è andata. Subito si sparano i colpi di aggiustamento e si fanno i calcoli per l’intero plotone poi arriva il comando finale: 'Aldo, fuoco di efficacia. Dall’arma base, tre colpi per arma, cadenza quindici, appena pronti, fuoco!' Il plotone si scatena. Quattro armi, dodici colpi cadenzati a quindici secondi uno dall’altro, il sincronismo è perfetto e non ci sono intoppi. "

 

Mariella Pavesi

" Finalmente lo vedi spuntare, noti ogni più piccolo dettaglio della sua figura ormai in perenne mutamento: dieci chili in meno non sono facili da mimetizzare! Incominciate a passeggiare per la città ma guai ad avvicinarsi troppo. Si potrebbe incrociare un superiore. Un po’ di decoro, non vorrai mica tenerlo per mano! Alla fine trovi una panchina, ti siedi e ti illudi: ora parliamo di noi. E invece incomincia a spiegarti come si smonta e si rimonta il FAL. Il treno riparte e tu con lui, meditando già al prossimo incontro. Ti organizzi in modo da non essere più in pubblico per non doversi preoccupare degli incontri fortuiti, e quando ciò accade, punizioni, corvée e servizi permettendo, diventi l’aria che respira e questo ti regala nuove forze e speranze. La prossima volta sarà lui a tornare e tu fai mille progetti per quei due giorni, ma già dalla stazione capisci che non se ne farà niente: è troppo affamato della sua vita da civile, ha bisogno di tuffarsi fra gli amici e la famiglia e tempo per te non ne rimane: 'noi ci vediamo sabato quando vieni'. "

 

Manuel Luise

" La terminologia NATO mi definisce capocellula S5 e il mio ambito di lavoro è il Cimic, acronimo inglese di Civil Military Co-operation, in pratica collaboro con una decina di persone, tra cui due ufficiali di provenienza 'smalpina', per favorire opportunità di sviluppo e di autosufficienza alla martoriata popolazione kosovara. Posti sotto il mio controllo ci sono anche una decina di interpreti di lingua albanese e serba. È un’esperienza molto coinvolgente. Entro in contatto con persone meravigliose e con realtà tragiche, con storie difficili da comprendere e da accettare, ma anche con esempi di sacrificio e di dedizione che non dimenticherò mai. Giro molto, il mio ruolo richiede di avere il polso della situazione in modo capillare. "

 

Silvio Agostini

" 'Radio naja' parlava di un prossimo impiego del reparto in Afghanistan. Infatti, in un freddo giorno che annunciava l’imminente inverno, mentre le foglie turbinavano nei viali della caserma, arrivarono i nuovi blindati Puma. Così si capì che il reparto, dopo la parentesi delle Olimpiadi di Torino, in Afghanistan ci sarebbe andato davvero. Quel pomeriggio Manuel mi mandò un SMS pieno di entusiasmo: 'Silvio, vado a comperare la kefia desertica'. Allora non potevo immaginare che da lì a pochi mesi, in un polveroso paese lontano, a bordo di uno di quei mezzi e con quella sciarpa al collo, Manuel ci sarebbe morto. "

 

Massimiliano Strobbe

" I mezzi americani, davanti a noi, si fanno largo tra le poche macchine irakene che, alla vista dell’arrivo del convoglio, si spostano lasciandoci passare, per poi accodarsi rimanendo comunque a distanza di sicurezza. Noi siamo sui carboni ardenti e i pochi chilometri che ci separano dalla meta sembrano non finire mai. Nell’abitacolo, in silenzio, siamo intenti a scrutare fuori dai finestrini blindati. Il paesaggio non è dei migliori e sull’imponente Route Irish che, come dicevo prima, è a 4 corsie, sembra non valere il codice della strada. Ai lati, a una distanza di circa cento metri, le case irakene sono ottime basi per un eventuale attacco, ed è per questo che sono tenute sotto controllo da numerose postazioni militari irakene. In fondo siamo sull’arteria più importante di Baghdad, quella che collega l’aeroporto all’International Zone. Sul ciglio vi sono numerose carcasse di automobili, vittime di qualche attacco precedente. "

 


 

Obiettivi

 

 

Raccolta fondi

I fondi raccolti con la vendita del volume sono stati integralmente destinati alla Associazione Nazionale Alpini. Lo scopo era di contribuire al restauro del rifugio Contrin.

 

 

Risultati

 

I contatti con gli sponsor sono stati tenuti da Sandro Balliano che ha fatto un lavoro in perfetto stile SMALP.

 

 

Gli Sponsor del progetto

 

 

Banca Popolare di Milano è una delle principali banche popolari italiane.
L'impegno di BPM verso la società civile è antico in quanto valore fondativo dalla propria origine di banca cooperativa, strettamente legata alle sorti e alle necessità dello sviluppo dei territori locali, delle loro economie e delle loro comunità.

 

 

 

Nata nel 1963 per iniziativa della Banca Nazionale del Lavoro, Ifitalia è la prima società di factoring costituita in Italia ed è da sempre tra i maggiori operatori del settore. Dal 2006 Ifitalia è entrata a far parte del Gruppo BNP Paribas, uno dei più grandi gruppi bancari internazionali.

Ifitalia ha svolto un ruolo determinante nello sviluppo e nella diffusione del factoring in Italia, anticipando, nel tempo, le principali tendenze evolutive di un mercato che esprime una serie di servizi di primaria importanza per le imprese. Ifitalia è oggi in grado di offrire l’intera gamma dei prodotti factoring, personalizzando, ove necessario, i contenuti dei singoli servizi sulle specifiche esigenze dei clienti. In questa prospettiva, Ifitalia tende sempre più a proporsi come interlocutore globale per le strategie di valorizzazione dei crediti commerciali d’impresa.

Ifitalia rappresenta un partner di primaria importanza per molti dei maggiori gruppi industriali italiani, con una forte presenza tra le imprese commerciali e produttive, quote significative nei servizi ed un’importante presenza nel settore pubblico.

Il mix dei prodotti offerti da Ifitalia è fortemente orientato verso le soluzioni a più alto contenuto di servizio ed offre soluzioni personalizzate che, attraverso differenti combinazioni di servizi e modalità di erogazione progettate su misura, rispondono alle esigenze delle imprese che operano nei settori industriali più disparati.

Ifitalia è presente sull’intero territorio italiano con Filiali ed Uffici Commerciali ubicati presso le Filiali della Banca Nazionale del Lavoro e, in tutto il mondo, attraverso la rete BNP Paribas.

Ifitalia è tra i membri fondatori di International Factors Group, una catena internazionale di Società di Factoring attiva dal 1965 e, dal 2003, membro di Factors Chain International, il maggiore network mondiale di Factors. Attraverso International Factors Group e Factors Chain International, Ifitalia è in grado di operare sui maggiori mercati internazionali, ivi compresi i mercati emergenti.

E' possibile avere informazioni circa i servizi di Ifitalia e prendere contatti con nostro personale attraverso tutte le Filiali e Agenzie della Banca Nazionale del Lavoro, oppure contattando direttamente la nostra sede centrale.

 

 

 

Intesa Mediofactoring, società facente parte del Gruppo Banca Intesa, è leader in Italia nel settore del Factoring e il 4° competitore a livello mondiale.

 

 

San Paolo IMI

 

 

Italease Factorit

 

 

Banca Popolare di Verona

 

 

Conclusione

 

 

Il 29 Giugno 2008 al rifugio Contrin è stata inagurata la targa che ricorda il progetto "DNA Alpino".

La targa è stata generosamente offerta da Edoardo Viganò del 36° AUC. L'iscrizione è opera di Nilo Pes.

 

ALLIEVI
DELLA SCUOLA MILITARE ALPINA DI AOSTA
-GIA' SCUOLA CENTRALE MILITARE DI ALPINISMO-
NEL LIBRO "DNA ALPINO"
RIVISSERO I MALEDETTI
BELLISSIMI MESI DEL LORO CORSO
E PER ONORARE LA SCUOLA
-ORA STORIA DIVENTATA LEGGENDA-
OFFRIRONO I PROVENTI DEL LIBRO
AL RIFUGIO CONTRIN

 

 

 

I coordinatori del progetto

Da sinistra: Aldo Maero, Peter Disertori, Marco Di Pietro e Filippo Pavan Bernacchi

 

 

18 Giugno 2008,

i coordinatori del progetto "DNA Alpino" hanno incontrato il Presidente Corrado Perona per ringraziarlo della possibilità che è stata concessa di ricordare con una targa al Rifugio Contrin la Scuola Militare Alpina di Aosta e di aver creduto nell’iniziativa.
Da sinistra: Marco Di Pietro, Sandro Balliano (contatti con gli sponsor), Corrado Perona, Aldo Maero, Peter Disertori e Filippo Pavan Bernacchi.

 

 

Archivio


Lancio di DNA Alpino (2006)