167° A.U.C.

 


Fucilieri in Val Veny



Alessandro Di Berardino, Corrado Grillo - 167° A.U.C.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Guardia '97

 

Adunata guardie!!!

Capoposto, sottopicchetto, guardia 12, guardia 24, ATTENTI!

Zaini tattici al posto di guardia.

Afflusso mensa.

Ritiro armi.

Ammaina bandiera.

Istruzione alla guardia.

Cala la sera.

Ore 23:00 inizio muta notturna.

Ore 01:00 secondo turno: ti svegli. Sei ancora addormentato. Sei con altre due guardie ma è come se fossi da solo. Hai precise disposizioni da seguire impartite durante l'istruzione.

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON CAMBIO! CAMBIO ALT CAPOPOSTO AVANTI! CAPOPOSTO RICONOSCIUTO! CAMBIO AVANTI. Tocca a te. Inizi a camminare seguendo la guardia che ti procede a 20m di distanza: tanto il percorso è sempre lo stesso e sei sicuro che non ci sarà niente di nuovo. Alzi lo sguardo al cielo e ti accorgi che è una notte stellata, che c'è qualcosa di magico, che c'è qualcosa di particolare: non può essere la solita guardia. Ti accorgi di qualche cosa.

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON LA PERSONA CHE E' PIU' VICINO AL TUO CUORE! Tu sei qua, in muta, e lei è a casa. Come sta, cosa sta facendo, cosa ha fatto in questi mesi. Continui a pensarci anche se l'hai appena sentita al telefono. E' vicina e lontana al tempo stesso. Ti manca, ma tu devi continuare il tuo giro di muta. Continui a camminare tu, il tuo fucile, la tua ombra.

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON FAMIGLIA! Sono orgogliosi di te, sono orgogliosi di avere un allievo ufficiale, sono curiosi di vederti, di sapere come stai, di ascoltare le tue esperienze, di riaverti a casa con loro, come se non fossi mai partito. Hai accelerato troppo il passo, i tuoi pensieri ti hanno distratto, non tieni la distanza dovuta, rallenta!

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON LAVORO! Cosa farò al termine di questa esperienza, come dove quando mi inserirò nel mondo del lavoro? Avrò successo? Soddisferò le mie e le altrui aspettative? Vedi una luce nel buio della notte, pensi che sia l'UdiP che viene a fare l'ispezione invece la luce anziché intensificarsi si affievolisce e l'UdiP si allontana.

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON AMICI! Dove sono, cosa stanno facendo, come hanno passato questa per noi lunga estate. Mentre a te il mondo pare essersi fermato, gli altri hanno continuato a vivere, ad essere liberi, a non avere vincoli di nessun tipo. Sembrano cambiati, ma forse sei tu che vedi le cose con occhio diverso.

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON NAJA! Quella che stai vivendo. Come hai vissuto i cinque mesi di corso, come vivrai la vita da ufficiale? Ti sarà servito a qualche cosa? Cammini, sei anche al passo con il tuo collega di muta.

ALTOLA' CHI VA LA'! CAPOPOSTO CON CAMBIO E' FINITA!

 

 

 

 

 

Plotoni

 

Primo Plotone

 

Un plotone bestiale, cammelli (vedi Contri), panda (vedi Torretta), giraffe (vedi Tulisso) e altri animali componevano il suo organico.

Di fondamentale importanza poi il ruolo rivestito dall’alpiere Colombiano (Carcano) che, oltre a dirigere lo zoo, trafficava in droghe ed allucinogeni consentendo all’allievo Ticozzi (fatto per definizione) di non entrare in crisi di astinenza e alla camerata 12 di dormire sonni tranquilli.

Grazie all’opera di alcuni suoi loschi individui (vedi camerata 1) la Compagnia riusciva dopo "sole" tre settimane a risolvere la caotica situazione di anarchia degli armadietti; la conquista dell’agognata "Uniformità di Compagnia" poneva fine ad un periodo di caldo incoraggiamento da parte dei Sottotenenti.

Insieme al secondo e al terzo plotone hanno sbalzato (anche per noi) sotto l’inclemente sole di Agosto nelle polveri di Pollein: sappiate che in queste occasioni nei nostri cuori albergava non invidia, bensì pietà e compassione.

Nel primo plotone erano di casa gli alpieri: all’inizio invidiati per aver ottenuto una specializzazione che sembrava destinata a grandi imprese, poi compianti per la beffa di essere normalissimi fucilieri destinati a ravanare come e più degli altri!!

 

 

Secondo Plotone

 

Quello che poteva essere un glorioso manipolo di uomini fu stroncato dalla sorte avversa che assunse le mentite spoglie del Sottotenente E. Jorrioz, alias il "Boia di Charvensod" (ndr: si mormora che Madame Tussaud stia per inserire nel suo famoso museo delle cere un simulacro con le fattezze del mite ufficiale).

Dopo tre mesi di cura intensiva rimanevano orfani del loro mentore e il periodo di lutto si é protratto fino a fine corso (nessun sostituto poteva essere tanto degno).

Tenendo fede all’assioma "Fux = Carne da Macello", fin dal primo accertamento si vedevano decimati dalla scure impietosa del Reparto Corsi.

A loro insaputa hanno svolto egregiamente il ruolo di bersaglio mobile a metri 350 (appena pronti fuoco) per contro carri e armi di sostegno nelle aride distese di Pollein.

Ricordiamo poi simpaticamente che dopo una marcia di 7 ore su e giù per la Valpelline, pur dovendo in teoria svolgere il ruolo di attaccanti e avendo dalla loro il fattore sorpresa, riuscivano a farsi beccare accampati in bivacco e a farsi sterminare!

Bisogna riconoscere una cosa: sapevano cantare; sono stati gli unici in grado di rendere onore all’inno di plotone fin da subito.

Tra gli altri rimarranno sempre impressi nei nostri cuori: la spia che venne dal freddo (Marcon), Paolo "trova lungo" Guidastri, il collo taurino di Freguglia (purtroppo spesso nascosto da quel "cazzo di fazzoletto verde di servizio"), il najone Pesenti, il Bisiaco adottato da Papà Marcel, Ueh Boero, il primo chirurgo plastico sindacalista (Menoncello), il dechatleta Di Berardino, il peso gallo (più che altro gallo) di Vigevano (Sacchi), l’ingegnere del menga (Cardu) ..

 

 

Terzo Plotone

 

Probabilmente mai plotone fu più eterogeneo: aspirante cappellano militare, nobile conte (e ancora oggi non si é capito se il conte é lo sguattero del marchese o del duca), praticante procuratore, aspirante carabiniere, reduce dal servizio di leva, unico alpino al mondo col turbante, trasmettitori imboscati paura, transfugo alpiere...

Il poco diplomatico Sottotenente Plano, nei primi giorni del corso, a seguito dell’ennesima domanda dell’allievo ufficiale Grillo Corrado, se ne uscì con la seguente constatazione: "Vabeh ... ma tutti i rompicoglioni finiscono nel terzo plotone?!!"; questo fu il loro biglietto da visita (sospettiamo però che ci fossero risentimenti pregressi).

A loro spettò l’onore di fornire i primi due Capocorso: un missile Vicentino (che non vedeva l’ora di cedere lo scettro) e un Romano de Roma (il succitato Grillo).

Fu ancora il terzo plotone ad effettuare l’epico colpo di mano ai danni del secondo plotone (e del Tenente Fiore!!) durante la pattuglia da combattimento: con sommo sprezzo del pericolo e a rischio della vita riuscirono a difendere il misterioso (si fa per dire) contenuto delle casse dei mortaisti (stufe e salamini a parte).

Grazie a questa impresa si diffuse nella compagnia il dubbio che forse il plotone minchiazza non era il terzo.

A loro va il ringraziamento del quarto plotone per aver condiviso i piaceri (pochi) e i doveri (molti) del corridoio di destra del secondo piano della palazzina "Felice Chiarle" della Charlie Charlie Bravo (Caserma Cesare Battisti).

 

 

Quarto Plotone

 

Nasceva come esperimento: a seguito della crisi demografica che sembra aver colpito la specie del Sottotenente di Complemento in questo fine millennio, decidendo, per la prima volta nella storia della SMALP, di fondere in un unico plotone le ARSOS, i C/C e i Mortaisti.

Inizialmente il progetto di amalgamare questo coacervo di anime stentava a decollare: risultato erano il record di svalangature dagli alti papaveri della SMALP (vedi primi inquadramenti topografici, addestramento operativo dei mortaisti, dormite alla disperata, ecc) e la presenza dei recordman in fatto di giorni di punizione.

Unico evidente vantaggio: la possibilità di ripartire su più spalle le frequenti precipitazioni di materiale organico solido di origine animale (il 167° corso sembra essersi tenuto nella stagione dei Monsoni).

Con un effettivo di 23 personaggi, il quarto plotone risultava il più ingombrante in fase di manovra e parcheggio durante i vari spostamenti in caserma; a fine corso agli allievi comandanti di plotone che più si erano distinti per sicurezza nella guida, sono stati ammessi al corpo Automobilistico. Questi problemi iniziali non impedivano al plotone di diventare un gruppo "acrobatico" grazie al comando dicotomico: "per file esterne, marsh" scappato al Sottotenente Ciungiu ops ... Piombo in un pomeriggio di addestramento formale poco tempo dopo aver visto la fanfara della Taurinense all’opera.

Il quarto plotone può essere ricordato come il plotone difensivo per antonomasia: gli unici con lo sguardo fresco e riposato dopo le notti di pattuglia erano i suoi componenti (il fatto che alla mattina i "vivi" non fossero mai più di cinque era considerato un inevitabile sacrificio).

Il quarto plotone é sempre stato considerato terra di imboscati; quello che nessuno si aspettava era che alla fine, a dispetto di tutte le tradizioni favorevoli ai mortaisti, i più imboscati risultavano essere (trasmettitori a parte) le ARSOS. A questo proposito, sembra piuttosto indicativo il fatto che dopo circa due mesi di corso una delle ARSOS (di cui non facciamo qui il nome: Bertuzzi), rivelando un animo coniglio fuori dal normale, abbandonava lo stadio di crisalide per trasformarsi in bellissimo trasmettitore.

Scherzi a parte, questa fama va oggi confutata: sotto la denominazione di quarto plotone si celava in realtà il plotone comando e servizi della seconda compagnia (per uniformità si era mantenuta la numerazione cardinale progressiva). Per esempio, le ARSOS, oltre al danno di non fare la scuola tiri, subivano la beffa di essere spolpati vivi dalle zanzare-piranha della Baraggia di Candelo mentre vigilavano sul sonno dei loro "colleghi" fucilieri o preparavano il vitto per gli stessi.

Tutti questi aspetti venivano però dimenticati al momento di andare in marcia: il quarto plotone ha sempre avuto il "privilegio" di chiudere il biscione; alla fine del corso era stata raggiunta la perfetta comprensione degli effetti meccanico - elastici che permettono ad un verme di avanzare.